Elezioni Midterm Usa 2014, sondaggi: i repubblicani sempre in vantaggio, Obama trema

La Camera resterà nelle mani del GOP, ma i democratici rischiano di perdere anche il Senato.

Le elezioni midterm 2014 si terranno martedì prossimo e al momento fanno prefigurare un Barack Obama costretto a esercitare gli ultimi due anni della sua presidenza in qualità di "anatra zoppa", come gli statunitensi definiscono un presidente che si trova contro tutti e due i rami del Congresso e che quindi è pressoché impossibilitato a proseguire le sue politiche. Le elezioni di medio termine sono uno di quei tanti pesi e contrappesi (qualcuno li definirebbe "lacci e lacciuoli") di cui gli USA si sono dotati per calmierare il suo forte presidenzialismo, ma ci sono occasioni in cui il tutto sembra decisamente ritorcersi contro.

Se Obama dovesse effettivamente perdere anche il controllo del Senato gli ultimi due anni di presidenza sarebbero pressoché sprecati, tesi alla ricerca di intese bipartisan di cui, fino a oggi, i repubblicani non hanno nemmeno lontanamente voluto sentir parlare. E così sono saltate iniziative importanti, su immigrazione, lotta al cambiamento climatico, innalzamento del salario minimo. Ma per il momento questo è solo lo scenario peggiore, andiamo con ordine.

Nelle elezioni midterm 2014 si rinnova interamente la Camera (che viene data per persa) e si rinnovano 33 dei 100 seggi senatoriali (oltre a svariati governatorati). Secondo le ultime proiezioni i democratici hanno in cassaforte (compresi quelli che non si rinnovano) 41 seggi, i repubblicani 42. A questi vanno aggiunti 5 collegi che propendono per i democratici, 7 collegi che propendono per i repubblicani e 5 incerti. La situazione quindi è favorevole ai repubblicani, ma per niente certa. Come sottolinea Roberto Festa sul Fatto Quotidiano:

E’ vero, come dimostra anche un sondaggio NBC/Marist di domenica, che il Grand Old Party sembra destinato a vittorie importanti. Montana, West Virginia, South Dakota, che sinora erano rappresentati da senatori democratici, cambieranno con ogni probabilità colore politico, passando ai repubblicani. Ma per conquistare la maggioranza al Senato, i repubblicani hanno bisogno di altri tre seggi. Gli Stati più in bilico, e che pendono dalla parte dei conservatori, sono Alaska, Arkansas, Colorado, Iowa, Louisiana e North Carolina. Ma i repubblicani rischiano di perdere il controllo, sin qui esercitato, dei seggi senatoriali di Kentucky, Kansas e Georgia. Conclusione: una maggioranza repubblicana al Senato USA è probabile ma è molto meno certa di quanto si sia sinora detto, e di quanto gli stessi repubblicani abbiano voluto far credere.

In Europa, però, la domanda che in tanti si pongono è: com'è possibile che Obama (visto che queste elezioni vengono lette comunque come un referendum sull'amministrazione) venga così penalizzato dall'elettorato nel momento in cui gli Stati Uniti si trovano al quinto anno di ripresa con la disoccupazione che ha raggiunto il valore minimo del 5,9%? Se un presidente avesse raggiunto risultati del genere in Italia probabilmente si attenderebbe un plebiscito. Sicuramente pesa l'attendismo e la poca decisione di Obama in politica estera, mal vista in un paese abituato a essere lo sceriffo del mondo, ma - secondo quanto riporta anche Federico Rampini su Repubblica - pesa soprattutto il potere d'acquisto in busta paga, che è fermo dal 2008 e che rende molto meno visibile la ripresa economica. Se poi ci si aggiunge che, storicamente, nelle elezioni di midterm i giovani e le minoranze etniche (che sono l'asso nella manica di Obama) si recano molto meno al voto, ecco che il pericolo "lame duck", per Obama, è servito.

President Obama Departs The White House

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