Is, l’utilizzo della Storia nella strategia dello Stato Islamico

Un territorio: Bilad al-Sham. Un nemico: lo sciismo. Un’invocazione: “Jihadi Dawa”. Ecco come Abu Bakr al-Baghdadi, fra tradizione e nuove tecnologie, vuole costruire il Califfato

L’efficacia della strategia espansionistica di Abu Bakr al-Baghdadi è determinata dall’inedito mix fra il richiamo alla tradizione più profonda dell’Islam e il disinvolto utilizzo delle tecnologie e dei social network per creare consenso e reclutare nuovi adepti. In mezzo, fra tradizione e innovazione, c’è una politica che prevede, nei territori conquistati, la costruzione di ospedali e scuole, l’allestimento di panetterie e di strutture per la captazione dell’acqua potabile.

Che cos’è Bilad al-Sham


L’idea alla base del califfato è Bil?d al-Sh?m ovverosia la Grande Siria, un’idea nazionalistica che si diffuse dopo la morte di Maometto, quando il califfato degli Omayyadi si diffuse nell’area siro-libano-transgiordanico-palestinese con il nome di Sh?m.

Gli attuali confini del Vicino e Medio Oriente sono quelli fissati dall’accordo Skyes-Picot del 3 gennaio 1916, un trauma che il mondo arabo si porta appresso da un secolo. I confini sono un’imposizione occidentale, perché nella mentalità araba, l’area compresa fra Mediterraneo e Golfo Persico, Turchia, Arabia Saudita ed Egitto è la Grande Siria. A rinverdire questo concetto è, nel XX secolo, Antun Saade, politico libanese e indiscusso leader del Partito Nazionalista Sociale Siriano che nella sua attività politica fra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso si batté per il recupero della religione califfale e poi ottomana di al-Sh?m. Il suo progetto di dare vita a una grande Siria venne progressivamente ampliato fino a definire i confini di questa regione nella delimitazione settentrionale delle catene del Tauro (Turchia) e di Zagros (Iran), in quella meridionale del Canale di Suez e del Mar Rosso a sud, in quella occidentale del Sinai e del Mediterraneo e in quella del Golfo Persico a est.

È questa l’idea nazionalista alla quale abilmente si richiama Abu Bakr al-Baghdadi che svincola lo jihadismo da rivendicazioni nazionaliste di impronta occidentale, come quella di uno stato palestinese la cui realizzazione sarebbe, comunque, l’ultima propaggine eurocentrica dell’accordo Skyes-Picot.

SadheeSYRIA

Stato Islamico e Sciismo


“Esistere e diffondersi”

è questo uno dei claim dello Stato Islamico che ha come principale nemico l’islam sciita, quello egemone in Iran, nel sud dell’Iraq e nel nord del Libano, in Bahrein e che convive con il sunnismo nell’Arabia Saudita orientale. Nella politica espansionistica del jihadismo di Abu Bakr al-Baghdadi cristiani e minoranze religiose possono essere soggiogate e tollerate, seppure con il divieto di esternazione della fede. Lo sciismo, al contrario, è un nemico da annientare.
Fra pochi giorni ricorrerà l’Ashura, la celebrazione di lutto nella quale viene ricordata la morte di Hussein ibn Ali, il nipote di Maometto che venne ucciso nella battaglia di Karbala del 9-10 ottobre 680 innescando la separazione degli sciiti dai sunniti e dunque la spaccatura dell’Islam. Con l’aprossimarsi di questa ricorrenza che quest’anno cadrà nella notte fra il 3 e il 4 novembre, Abu Bakr al-Baghdadi ha minacciato “un bagno di sangue”.

Durante le celebrazioni dell’Ashura, i fedeli sciiti si flagellano nelle strade ripetendo “Yah, Hussein”, ma per i sunniti questa ricorrenza altro non è che l’esaltazione di una scissione che ha indebolito l’Islam. Per questo, sin dalla suo insediamento al vertice dell’Is, il califfo Abu Bakr al-Baghdadi minaccia di terminare la sua campagna di stragi con l’assalto a Kerbala e Najaf, le due città sante sciite.

Syrian Kurds Battle IS To Retain Control Of Kobani

La Jihadi Dawa del Califfo


“Jihadi Dawa”

è “l’invito a praticare la guerra santa”, il metodo con cui Abu Bakr al-Baghdadi comunica e recluta gli adepti del’Is.

Si serve del web per diffondere in maniera sofisticata e professionale l’invito alla Jihad adoperando non solo i siti estremisti tradizionali ma anche i social network, riuscendo a trasformare la sua ideologia in un contagio,

ha spiegato Aymenn Jawad al-Tamimi, ricercatore della Oxford University, a Maurizio Molinari de La Stampa.

Il salto di qualità rispetto ad Al Qaeda è enorme, soprattutto nell’ambito della comunicazione: dai messaggio video sgranati e low definition di Osama Bin Laden si è passati ai raffinati montaggi e alle riprese in HD del Califfato. La Jihadi Dawa si nutre di dissertazioni sul Corano, spiega come combattere e come colpire i nemici e lo fa curando la forma, producendo video altamente professionali che denotano come il reclutamento avvenga nelle fasce colte della diaspora araba.

La grande differenza fra Osama Bin Laden e Abu Bakr al-Baghdadi è che quest’ultimo riunisce in sé le figure del leader dei combattenti e del teologo, mentre il leader qaedista aveva dovuto appoggiarsi ad Ayman Al-Zawahiri.

Nonostante non disponga ancora di basi organizzate, l’Is utilizza il web e la dottrina per riuscire ad arrivare alla comunità musulmane occidentali. Secondo gli analisti è possibile che Is sia riuscita a creare dei centri di produzione in Europa e in Nord America, solo così potrebbe spiegarsi l’alta qualità e l’efficacia della propaganda digitale. Un’arma ancora più potente dei carrarmati e dei lanciamissili dei suoi militanti.

Abu Bakr Al Baghdadi

Infografica | Wikipedia / CC Roxanna

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