Libia: Bengasi riconquistata dai Filogovernativi

LIBYA-UNREST-BENGHAZI

Alla fine le truppe filogovernative, guidate dal generale Khalifa Haftar, sono riuscite a riprendersi Bengasi. L'ex comandante dell'esercito di Mu'ammar Gheddafi (finito in esilio dopo la guerra con il Ciad) ha espugnato la città che fu culla della rivolta contro il rais. Ad aiutarlo nell'operazione è stato l'esercito del governo legittimo di Tobruk, guidato Abdullah al-Thinni, e l'Egitto di Abdel Fattah al-Sisi. Ma è stato decisivo anche il sostegno economico di Arabia Saudita ed Emirati Arabi, che insieme a Il Cairo sono impegnati in una guerra a tutto campo contro i Fratelli Musulmani e lo Stato Islamico.

A dare l'annuncio della riconquista della città, finita sotto il controllo delle milizie jihadiste, tra cui Ansar al Sharia e Brigata 17 febbraio, è stato il portavoce dell'esercito libico Mohammed Hegaz. Ques'ultimo ha confermato che Haftar "ha sfilato in parata lungo la strada Gamal Abdel Nasser, nel cuore di Bengasi" (Via Ansa).

La battaglia di Bengasi, secondo i media libici, è stata nel complesso molto cruenta: sarebbero stati almeno 16 i morti sui due fronti. La città della Cirenaica è stata espugnata anche grazie all'impiego di razzi Grad e ai raid aerei dell'esercito libico sulle postazioni islamiste.

Intanto rimangono due i governi e i parlamenti presenti in Libia. C'è il Congresso Nazionale del Popolo, illegittimo, che ha eletto presidente Omar Al Hassi, e la Camera dei Rappresentanti, che ha nominato premier al-Thinni e che è riconosciuta della Comunità internazionale. Il parlamento legittimo non è riuscito a riunirsi al Tripoli, ma rimane insediate a Tobruk. Ora, però, secondo fonti della stampa libica, dovrebbe trasferirsi entro 10 giorni nella riconquistata Bengasi, in un resort turistico vicino all'aeroporto di Benina. L'obiettivo di questa operazione è quello di ristabilire la sovranità in Cirenaica, dove le forze jihadiste facevano affari d'oro con il contrabbando di petrolio.

Ma queste potrebbero essere previsioni molto ottimistiche, visto che in realtà la battaglia di Bengasi pare non essersi ancora completamente conclusa. In alcune aree si continua a combattere e lo stesso Hegazi ha avvertito che le milizie stanno ancora ricevendo rifornimenti bellici da Misurata.

Dal Niger, intanto, ieri è giunta la denuncia dell’assedio alla sede della rappresentanza nigerina a Tripoli per mano di miliziani non identificati. Questi hanno preso in ostaggio per tutta la giornata del 27 ottobre il personale diplomatico, compreso l’ambasciatore, poi liberato senza subire violenze. Ciò certifica ancora una volta che nel paese la guerra civile è ancora in corso e che la condanna unanime delle violenze in Libia, lanciata dai governi di Stati Uniti, Francia, Italia, Germania e Regno Unito, è del tutto insufficiente per ottenere un cessate il fuoco.

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