Renzi, di Fanfani ("misirizzi") ha solo… l’accento?

Con un premier (Renzi) che vuole chiuderla “a tarallucci e vino”, con un ministro degli interni (Alfano) che alla Camera fa solo l’equilibrista, con il vice del Viminale (Bubbico) che difende la polizia perché “Non ha caricato” la brutta vicenda dell’altro ieri a Roma con gli operai manganellati in piazza è l’anticipo di un prossimo futuro allarmante, denso di nubi.

Amintore_Fanfani_in_bianco_e_nero

Ci sono stati feriti ma nessuno è mai responsabile di niente e tutto svanisce nel classico “scaricabarile” all’italiana. Ma la tensione cresce. Siamo (e saremo) in presenza di proteste e di manifestazioni non “ideologiche”: in piazza la gente ci va e ci andrà non per manifestare sulla pace nel mondo, sull’imperialismo di questo o quello, pro o contro un sistema politico e sociale.

Gli italiani sono tartassati dalla più grave crisi economica del dopoguerra, non ce la fanno più ad arrivare a fine mese, temono in un futuro addirittura peggiore, sono circondati da caste fameliche e da una classe politica chiusa in se stessa, per lo più incapace e (anche) disonesta. Dilagano sfiducia, qualunquismo, esasperazione perché, pur con sacrifici pesantissimi, non si vede nessuna luce in fondo al tunnel e agli annunci di cambiamento e di riforme non seguono mai fatti concreti.

Renzi e il suo governo, sulla falsariga del berlusconismo, non fanno altro che accentuare questa situazione, ad alto rischio per il Paese. Gli italiani sono “frustrati” perché non vedono neppure più possibile una alternanza di governo – da qui il forte astensionismo - di fatto nutrono dubbi sulla validità e sulla tenuta democratica del Paese. Si procede nel Palazzo fra bla-bla e sterili polemiche, solo promesse di “mance” a questo e a quello, non c’è un piano industriale, non c’è una idea di rilancio strategico per fermare la discesa e puntare sulla ripresa.

Scrive Stefano Folli: “ … incidenti come quelli di Roma possono costituire un detonatore assai pericoloso: rischiano di innescare quella spirale di tensioni sociali che finora si è riusciti a contenere. Tanto più in un momento in cui l'asprezza polemica fra governo e sindacati è molto alta. C'è bisogno di buon senso in certi frangenti”.

Sì, ma il buon senso da solo non basta. C’è bisogno di politica. Di politica in cui la gente si riconosce, con esempi e scelte che fanno davvero capire che la musica è cambiata. Ma chi è il direttore d’orchestra?

C’è chi oggi paragona Matteo Renzi ad Amintore Fanfani (misirizzi, sempre in piedi, secondo Montanelli), il prof democristiano che “inventò” la nuova comunicazione politica (Rai ecc), rivoltò come un calzino la Dc e l’Italia. Lo statista aretino, pieno di se stesso ma molto concreto, fece la riforma agraria, il piano casa, le “partecipazioni statali”, lo sviluppo dei lavori pubblici (“autostrada del sole”) ecc., scelte di governo che contribuirono allo sviluppo dell’Italia e al benessere degli italiani in maniera vera e non virtuale. Fanfani puntò (anche) a rafforzare organizzativamente la DC, per diffondere la presenza del partito nel Paese, mentre Renzi pensa solo a se stesso, cercando il protagonismo personale dando sostanza a quella deriva plebiscitaria che Berlusconi tentò ma che non portò a compimento.

Perché non andiamo a vedere chi erano i ministri dei governi Fanfani paragonandoli a quelli del governo Renzi? Si darebbe, forse, una risposta ai tanti perché.

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