Ipse dixit - D'Alema vede la pagliuzza negli occhi di Berlusconi, ma non la trave in quelli del Pd

Massimo D’Alema, a fasi alterne, butta il sasso nello stagno. Almeno ci prova. Perché non sempre “c’azzecca”.

Comunque va dato atto all’ex premier di animare il dibattito asfittico nel Partito democratico, anche se attraverso le pagine dei giornali e infischiandosene dei canali del partito. D’altronde, lo dice lo stesso D’Alema, “Io non ho incarichi di partito”, per cui Massimo dice la sua dove può dirla.

Insomma su Repubblica il “ lider maximo” detta la linea: “Bisogna rilanciare una nuova fase riformista per una alternativa vera e credibile a Berlusconi. L’idilio tra Berlusconi e l’Italia si sta incrinando, da qui dobbiamo partire per rifondare un nuovo centrosinistra, costruire intorno al Pd una vasta coalizione democratica che rappresenti una alternativa per il futuro del Paese”.

Troppo poco? “Poco – chiosava Lenin – è meglio di niente”. D’Alema ci prova ma parte (ancora) con il piede sbagliato.

Non fa nessuna analisi sul berlusconismo e i suoi successi, nessuna autocritica sullo stato del Pd e le sue crisi, si affida (e non è la prima volta che toppa) sulla imminente crisi di Berlusconi.

E’ la classica impostazione “comunista” basata sulla crisi imminente e ineluttabile del nemico (nei tempi andati, il capitalismo) e sul sistema tolemaico: al centro il proprio partito (oggi il Pd) a comandare, e gli alleati come satelliti ad obbedire.

Si continua a pestare l’acqua nel mortaio. Gli italiani hanno ben altre gatte da pelare.

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