Il Governo Renzi rafforza i rapporti con il Qatar legato all'Is. Ci conviene?

The Crown Prince of Qatar Sheikh Tamim b

Il Viceministro degli Esteri, Lapo Pistelli, si è recato a Doha. Nella capitale del Qatar è stato accolto dai vertici istituzionali del paese e ha dichiarato, con un certo entusiasmo, che siamo arrivati ad una svolta delle relazioni diplomatiche tra l'Italia e l'emirato mediorientale: "Il Qatar non è soltanto un attore fondamentale, direi imprescindibile, per le prospettive di stabilizzazione della regione, ma anche un Paese molto ricco, dove è più che opportuno esplorare ogni possibilità di collaborazione nel reciproco interesse". (Via Ansa).

Secondo quanto detto da Pistelli, saranno implementati i rapporti bilaterali a livello politico, commerciale e di investimenti. Nello specifico, per quello che ci è dato sapere, l'Italia parteciperà a progetti di creazione di infrastrutture e investirà nel settore petrolchimico e nei trasporti in Qatar. In cambio l'imprenditoria qatarina potrà aumentare gli investimenti nel nostro paese. Infine, per il vice di Gentiloni, l'incontro diplomatico servirà a stemperare i conflitti in corso: nascerà una collaborazione sui principali scenari di crisi, dalla Libia alla Siria all'Iraq.

Questo genere di accordi, ovviamente, avvengono a porte chiuse e i loro resoconti ufficiali vanno sempre presi con beneficio di inventario. Ad un primo impatto, sembrerebbe di essere davanti ad un progresso dal punto di vista economico e diplomatico, sempre ammesso, però, che il nostro paese abbia una strategia di fondo molto precisa su come gestire le relazioni con Doha.

Infatti, se da una parte all'emirato abbiamo già concesso vaste fette di mercato nel nostro paese, dall'altra è lecito chiedersi se non sia un rischio allearsi con una Nazione che è fortemente indiziata di finanziare lo Stato Islamico (Is). E' bene porsi dei dubbi, anche perché, a nostro avviso, per il Qatar l'offensiva jihadista si sta trasformando in un affare, un qualcosa su cui speculare.

Per iniziare a dare una risposta a questo quesito, a cui in ultima istanza dovrebbe rispondere il nostro governo, è forse opportuno inquadrare meglio come si sta muovendo il Qatar sullo scenario internazionale e come è entrato nel mercato italiano e di altri paesi europei.
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Al-Thani è un altro Gheddafi? Il "doppio gioco"dell'emiro


Il rais libico lo abbiamo rimosso con una guerra della Nato, proprio quando si era spostato su posizioni più filo-occidentali e anti-jihadiste. Ma in passato, come è noto, è stato un forte elemento di "destabilizzazione", visto che ha appoggiato gruppi terroristici e di liberazione nazionale in tutto il mondo.

L'Italia ed altri paesi europei, intanto, continuavamo a fare affari con la Libia, aumentando la sua forza e facendo finta di non vedere i crimini della dittatura. Anche per questo motivo abbiamo preferito che Gheddafi alla fine fosse trucidato, sarebbe stato molto pericoloso ritrovarcelo in un processo in cui avrebbe potuto tirare fuori verità scottanti. Troppi sono stati i rapporti che hanno legato il paese nord africano e l'occidente. Oggi sembra che la storia si ripeta con il potentissimo emiro Tamim bin Hamad al-Thani, ma in uno scenario forse anche più pericoloso.

Arabia Saudita, Emirati Arabi, Egitto e Giordania, tutti Stati nostri alleati nel fronteggiare le varie declinazioni dello jihadismo internazionale, ancora il 12 ottobre accusavano l'emirato di finanziare le milizie dello Stato Islamico e le forze ad esse alleate: da Ansar-al Sharia in Libia e in Tunisia, ad Ansar Beit al-Maqdi nel Sinai, fino all'Esercito dell'Islam a Gaza e ai talebani afghani. A tale riguardo, il Wall Street Journal ha pubblicato le dichiarazioni di alcuni funzionari arabi e americani (rimasti anonimi), che hanno paventato il rischio di un totale fallimento della coalizione anti-Is se non si bloccheranno i finanziamenti di Doha ai miliziani islamisti.

Le preoccupazione di una connivenza tra Qatar e Is sono state più volte espresse anche dal Dipartimento di Stato statunitense. Eppure gli Usa stentano a prendere posizioni ferme contro la monarchia di Doha, perché la ritengono possibile agente di mediazione in Medio Oriente. Ma tale impostazione tiene in piedi una contraddizione piuttosto pesante: mentre dalla base militare al Udeid, nel deserto del Qatar, partono parte dei cacciabombardieri americani impegnati nei raid in Siria e Iraq, al-Thani tiene aperto un canale di comunicazione con i miliziani dell'Is. Ed è proprio questa posizione di cerniera che giova all'emirato, libero da vincoli di lealtà, con l'una e l'altra parte, può permettersi di giocare pericolosamente su due fronti.

Le accuse di Mueller e la Coppa del Mondo


Connivenze tra il Qatar e l'Is sono state denunciate anche dai paesi della Ue. Senza troppi giri di parole, il ministro dello Sviluppo tedesco, Gerd Mueller, ha recentemente dichiarato a Zdf tv che: "i soldati del Califfo terrorista vengono pagati dal Qatar". Tale ipotesi è stata categoricamente smentita da al-Thani durante l'ultima visita ufficiale a Berlino; e Angela Merkel, smentendo il suo ministro, si è affrettata a dire che non ha nessun dubbio sulla lealtà dell'emiro.

In questo momento, il Qatar sta dunque provando a rassicurare tutti in Europa, anche perché ha necessità di promuovere l'Expo 2020 e il mondiale di calcio del 2022. A proposito del mondiale, al-Thani ha tutto l'interesse a tenersi buoni gli europei, visto che è stata avviata un'inchiesta a carico del suo paese riguardante un presunto giro di tangenti finalizzato ad aggiudicarsi il torneo. Inoltre, molti osservatori incominciano a sospettare che parte dei fondi destinati alla Coppa del Mondo siano stati girati alle fazioni terroriste.
Cameron greets Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani

La denuncia del Telegraph


Altri dubbi sul comportamento del Qatar sono stati lanciati dal giornale britannico The Telegraph. In particolare il quotidiano londinese, solo qualche mese fa, si chiedeva se i cittadini occidentali fossero realmente informati dei finanziamenti qatarini all'Is in Siria e in Iraq. Inoltre il giornale sottolineava anche il supporto dell'emirato ai ribelli in Libia, dove è in corso una vera e propria guerra civile e solo pochi giorni fa i jihadisti hanno proclamato fedeltà al califfato di al-Baghdadi a Derna.

Ma la cosa più spiacevole, per il Telegraph, è che mentre la Gran Bretagna è impegnata nella guerra al terrorismo globale il Qatar è entrato prepotentemente nell'economia inglese, soprattutto nel ramo edilizio. E alla fine anche il premier David Cameron ha dovuto dire qualcosa di "forte" per non inimicarsi troppo l'opinione pubblica. E' della settimana scorsa, come riportato da gran parte della stampa inglese, una sua presa posizione contro al-Thani, in cui chiede di fare chiarezza sui rapporti con i miliziani islamisti.

L'emirato in Italia


La crisi economica nel nostro paese morde e il Qatar si sta muovendo in maniera parecchio spregiudicata per acquisire nuove fette di mercato. Secondo quanto dichiarato a il Giornale dallo sceicco Suhami-Al Thani, cugino dell'Emiro, il giro d'affari qatarino a Milano è molto ampio: "il fondo sovrano Qatar Holding ha già ufficializzato l'acquisto del 40 per cento di Porta Nuova, il piano di sviluppo immobiliare da oltre due miliardi di euro che si sta sviluppando su 290 mila metri quadrati del centro città, nei quartieri Garibaldi-Repubblica. Poi siamo appena diventati proprietari dello storico Hotel Gallia. L'albergo è completamente rinnovato e siamo sicuri che avrà grandi standard di accoglienza. Diciamo che alberghi, grattacieli, shopping center di spessore internazionale e nuovi avveniristici edifici oltre ai più popolari brand del fashion italiano ci interessano non poco nel nostro piano di investimenti".

E questa è solo una parte degli investimenti in Italia del paese ricchissimo di petrolio e gas naturale. A tale proposito segnaliamo che in base agli accordi siglati con il governo Monti si va costituendo una joint venture denominata IQ Made in Italy Venture, che permette all'emirato di entrare nei settori nostrani dell'alimentare, della distribuzione alimentare, della moda, dell'arredamento, del turismo. Inoltre, dobbiamo tener presente che gli affari del Qatar non si limitano a Italia e Regno Unito: sono in aumento anche in Francia (hotel di lusso a Cannes ed edilizia parigina).
QATAR-SYRIA-CONFLICT-DIPLOMACY

Le contraddizioni dell'Occidente e di Israele


A parole sono tutti d'accordo sul fatto che è necessario bloccare lo Stato Islamico. Eppure i paesi europei, gli Usa e persino Israele, fedeli alle regole del capitalismo globale continuano a tenere rapporti molto stretti con il Qatar.

L'emirato non solo appoggia l'Is ma sta facendo di tutto per sabotare i negoziati a Gaza e avrebbe minacciato di espulsione il leader di Hamas, Khaled Mashaal, per impedirgli di trattare con Tel Aviv e gli altri paesi arabi al fine di trovare una risoluzione per la Striscia. A dirlo è in un'intervista a La Stampa Ehud Yaari, il più stimato arabista d’Israele. Quest'ultimo ci ha anche tenuto ad aggiungere in maniera molto chiara che "Il Qatar ha una doppia identità: da un lato ospita soldati Usa e accoglie uomini d’affari israeliani ma dall’altra finanzia i più feroci gruppi terroristi sunniti".

Abbiamo una strategia?


Infine, non vogliamo certo soffermarci sul rispetto dei diritti umani e sullo sfruttamento dei lavoratori immigrati nell'emirato: saremmo certamente tacciati di fare troppo le anime belle. Tuttavia, ci preme evidenziare che se l'Is continuerà a dilagare in Iraq e in Siria e i nostri governi supporteranno una escalation militare (magari inviando anche truppe di terra), allora sarà meglio che non vengano a propinarci la solita propaganda del "non c'era altra alternativa" o del "lo facciamo per il rispetto dei diritti umani calpestati dagli islamisti".

Se si vogliono avere risultati efficaci contro l'Is sarebbe meglio obbligare Stati come il Qatar a prendersi impegni in maniera trasparente. Ma il nostro governo, la Nato e la Ue lo sta facendo? Abbiamo una strategia di politica estera lievemente autonoma dagli interessi della finanza che ci permetta con lungimiranza di battere il terrorismo? O il conflitto, alla fine, si trasformerà in una miniera d'oro per pochi, mentre in molti piangeranno vite umane?

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