Voto Sicilia fra caos e inciucio. Bersani esulta per la "vittoria di Pirro". E Beppe Grillo prepara la marcia su Roma

Giulianone Ferrara, nella sua innata faziosità di presbite, tenta di svilire il risultato elettorale del M5S in Sicilia dicendo che Beppe Grillo ha fatto “3”, cioè … ultimo. Mentre Pier Luigi Bersani, abbagliato dalla sua faziosità di miope, grida al “successo storico” del Pd, quando invece altro non è che una “vittoria di Pirro”.

Torniamo ai fatti, cioè alle urne e ricapitoliamo. Partiamo dai numeri. In percentuale Rosario Crocetta (Pd-Udc-Psi-Api) è il vincitore relativo di queste elezioni con il 30,4 % dei voti. Debacle del centro destra diviso, lo sconfitto è Nello Musumeci candidato ufficiale del Pdl con il 25,8% e Gian Franco Miccichè al 15, 4%,: insieme raggiungono il 41%.

Due le novità annunciate, ma di straordinario peso anche sul piano nazionale: l’astensionismo con il 47,4% (due milioni e 200 mila elettori non votanti) – un vero e proprio partito di quasi maggioranza assoluta - e il colpaccio del M5S, primo partito, con Giovanni Cancelleri al 18%.

Chi governa ora e come si può governare in questa situazione? Crocetta dice con eccessiva faciloneria che lui l’alleanza la fa con i cinque milioni di siciliani ma – come si sa – la maggioranza bisogna trovarla all’interno del nuovo consiglio regionale e lì i numeri non si troveranno così facilmente, anche perché il M5S –primo partito con 15 consiglieri in consiglio - ha già messo le mani avanti rifiutando ogni ipotesi di alleanza per la nuova giunta.

L’ombra dell’astensionismo si allargherà – forse in proporzioni minori – anche a livello nazionale per le elezioni politiche. Così come il M5S proseguirà la sua avanzata portando in Parlamento un ciclone capace di fare terra bruciata più che riforme.

Come sempre il Pd canta troppo presto vittoria anche se Bersani non intende replicare l’alleanza Pd-Udc se non dopo una unità a sinistra (Pd più Vendola). Il Pdl si lecca le ferite, Alfano cerca di raccattare i cocci mentre Berlusconi si prepara a sbaraccare. Crocetta è partito subito col piede sbagliato: “Se non c’è maggioranza si torna a votare”. Un monito dal sapore del ricatto. E l’ombra lunga di Weimar si staglia dietro le Alpi.

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