Presidenziali Usa, intervista doppia ai due esperti de "il Giornale": Foa vs De Bellis

Mancano oramai poche ore all’election day americano che consegnerà alla storia il quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti. I sondaggi (anche se non proprio tutti: date uno sguardo qui) dicono che per McCain, nonostante la rimonta degli ultimi giorni, non ci sono speranze: a vincere questa attesissima competizione elettorale sarà così quasi certamente il senatore dell’Illinois Barack Obama con i suoi pregi e i suoi difetti, forte anche della crisi finanziaria che ha scosso di recente l’America.
PolisBlog ne ha parlato in una simpatica intervista doppia con i due esperti de il Giornale, Marcello Foa (MF) e Giuseppe De Bellis (GDB).

Se fosse un cittadino americano chi preferirebbe alla Casa Bianca tra i due candidati in corsa e perchè?
MF: "Sarei molto indeciso: Obama non mi convince del tutto, McCain ha una doppia identità: quella originale di politico indipendente e rompiscatole mi piace da sempre e molto; quella recente di candidato che è dovuto scendere a compromessi con un certo establishment repubblicano e che ha preso a bordo gli uomini del malefico Karl Rove, l'ex spin doctor di Bush, adottandone la logiche, molto meno. Forse alla fine, con molto tormento, voterei McCain, magari solo per far dispetto al mio amico De Bellis....".
GDB: "Preferirei Obama. Perché credo che abbia il migliore staff per guidare l'America. Uno staff che può sopperire alla sua inesperienza. E poi perché oltre che ai contenuti – assicurati dalla squadra di governo - l'America ha bisogno di una guida emotiva. E Obama ne ha più di McCain".

Alla fine secondo lei chi vincerà? Per quale motivo?
MF: "Tendenzialmente Obama, ma viaggiando per l'America nelle ultime settimane ho notato un certo scollamento tra i sondaggi e le opinioni raccolte tra la gente, specialmente tra gli elettori indipendenti o tra i moderati di entrambi i partiti. Dunque non mi meraviglierei se McCain ce la facesse sul filo di lana. Giocano a favore di Obama l'economia e il bisogno, largamente condiviso, di chiudere con l'era Bush. Se non ci fosse stato il caos finanziario di ottobre probabilmente Obama non ce l'avrebbe fatta.".
GDB: "Impossibile fare previsioni. Lasciamole ai sondaggisti. I giornalisti è meglio che interpretino il dopo e che cerchino di spiegare le eventuali ragioni della vittoria di uno o dell'altro".

Quali sono i punti forza e quali quelli di debolezza di Obama?
MF: "Punti di forza: grande comunicatore; pragmatismo e capacità di analisi; disponibilità a raggiungere accordi bipartisan e dunque doti capacità di mediazione. Punti di debolezza: troppo “liberal” ovvero di sinistra per la maggior parte degli americani; un programma politico che ancora oggi resta fumoso. Obama è un politico opportunista anche se ha saputo costruirsi la reputazione del grande riformatore. E ha poca esperienza; il colore della pelle. La maggioranza degli americani ha felicemente superato i pregiudizi razziali, ma esiste una minoranza che non vuole un presidente nero, sebbene con una madre bianca. E in un'elezione l'orientamento del 6-10% degli elettori può essere decisivo".
GDB: "Punti di forza: Capacità di mobilitare e motivare la gente; gioventù; eloquenza. Punti di debolezza: tendenza eccessiva al culto della personalità".

E per quanto riguarda McCain?
MF: "Punti di forza: esperienza politica; capacità di andare controcorrente soprattutto nei confronti del partito repubblicano. Dunque spirito indipendente; tenacia soprattutto nei momenti di difficoltà. Punti di debolezza: temperamento impulsivo che a volte lo tradisce; una visione del mondo e del ruolo degli Usa un po' datata; oratore poco brillante".
GDB: "Punti di forza: esperienza; capacità di smarcarsi dagli ordini di partito; capacità di trattare da ex militare con i militari. Punti di debolezza: età; assenza di un messaggio di cambiamento, incapacità di far passare davvero il messaggio "io non sono come Bush"".

Cosa si aspettano gli americani da queste elezioni?
MF: "Un presidente che sappia condurre il Paese fuori dalla recessione e ristabilire un legame fiduciario tra Washington e il popolo".
GDB: "Stabilità innanzitutto. Poi strategia per ridare fiducia al Paese".

Cosa può cambiare, invece, in Italia se vince l'uno o l'altro candidato?
MF: "Nei rapporti tra i due Paesi poco: in ogni caso resteranno eccellenti. Temo invece i luoghi comuni del dopo elezioni e la tendenza a scimmiottare i leader stranieri soprattutto a sinistra. Se vince Obama chi lo tiene Veltroni?".
GDB: "Nulla. Chiunque arrivi alla presidenza dovrà essere un buon alleato per l'Europa e per l'Italia. Se vince Obama avremo qualche politico di casa nostra pronto a dire che "è cominciato un nuovo secolo americano" e che finalmente sarà finita l'era dei cowboy. Non sarà così, chiunque sia il presidente penserà prima sempre e solo al bene degli Stati Uniti e non si tirerà indietro verso l'ipotesi di una eventuale guerra con chiunque minacci il Paese".

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