Elezioni USA 2012: la situazione a una settimana dal voto (tra uragani e sondaggi)


Manca una settimana all'election day, e l'uragano Sandy, oltre che sulla costa orientale degli Usa si è abbattuto anche sulla campagna elettorale, costringendo i candidati a cancellare molti appuntamenti. In particolare Obama ha dovuto cancellare tutti i comizi in programma in questi giorni, in modo da poter seguire da vicino l'evolversi della situazione, che al momento è ancora drammatica: 17 morti di cui 3 bambini, un blackout a New York e devastazione sulla costa est. In che modo, cambi di programma a parte, Sandy potrà influenzare il voto del 6 novembre è ancora tutto da capire.

Obama ovviamente sta facendo di tutto per non replicare gli errori fatti da Bush con Katrina, mentre Romney è attento a non dare l'idea di strumentalizzare l'evento a fini elettorali. Però il New York Times è uscito con un editoriale non firmato in cui attacca duramente il candidato repubblicano per le sue dichiarazioni di qualche settimana fa: in campagna elettorale, Romney aveva infatti dichiarato di voler smantellare la Fema (Federal Emergency Management Agency), la protezione civile americana, per affidare il compito di coordinare i soccorsi a ogni singolo stato. E, ricorda il NYT, Romney non solo credeva che i singoli stati potessero coordinare aiuti, ma che aziende private, in cerca di profitto, avrebbero fatto un lavoro migliore. Addirittura, ha definito "immorale" che il governo federale pensasse alla sicurezza dei cittadini. Una posizione che in questo momento può costargli molto caro.

Sul fronte dei sondaggi, l'ultima settimana ha visto la situazione cristallizzarsi sia a livello nazionale che negli stati chiave. Nei sondaggi su base nazionale, Obama e Romney sono perfettamente in parità secondo Pew Research e ABC/Washington Post, Politico e IDB danno un leggero vantaggio al presidente, mentre Rasmussen e Gallup vedono avanti il repubblicano di 5 e 2 punti. Ma è sugli stati in bilico che si deciderà la partita, e anche qui la situazione è sostanzialmente immutata: Romney avanti in Florida e North Carolina, Obama in testa in Ohio, lo stato che con tutta probabilità si rivelerà decisivo, e in cui Romney sta concentrando le sue forze.

In Ohio Obama può contare su un vantaggio dai 2 ai 4 punti (anche se Rasmussen per la prima volta ha diramato un sondaggio favorevole ai repubblicani), anche in virtù dei successi ottenuti per salvare il mercato dell'auto. E proprio su questo è intervenuto Romney, affermando che ora la Chrysler (e gli italiani della Fiat che la controllano) porterà la produzione della Jeep in Cina: insomma, Obama avrebbe salvato i giganti dell'auto solo per permettergli di portare lavoro fuori dagli USA. Una dichiarazione, confermata anche da uno spot che ha invaso le tv dello stato, che però rischia di trasformarsi in un boomerang dal momento che la stessa Chrysler ha negato di voler fare outsourcing in Cina. Tutto sarebbe nato da una dichiarazione apparsa sul blog della Chrysler in cui il responsabile comunicazioni Gualberto Ranieri annunciava la possibile apertura di una nuova linea di produzione per il mercato cinese, ma senza conseguenze per l'occupazione in USA. La frase sarebbe poi stata fraintesa e citata in maniera imprecisa, fino ad arrivare nelle dichiarazioni di Romney.

Foto |© Getty Images

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