Se il Partito Democratico dopo il successo del Circo Massimo ritorna all'anno zero

Che l’idillio del Circo Massimo – guerra dei numeri a parte – non sarebbe durato a lungo, c’era da scommetterci. E così, la piazza che chiedeva a Veltroni prima di tutto unità e poi battaglia al Governo è stata nuovamente delusa perché il Partito Democratico, non c’è niente da fare, è nato con un male congenito inguaribile quel 14 ottobre di un anno fa. I medici parlarono subito di un’eccessiva riottosità interna. Malanno che dopo nemmeno una settimana dal 25 ottobre – giorno in cui i dirigenti del Pd sembravano tutti felici e contenti - è tornato a manifestarsi nelle sue forme più acute.

Ad aprire le danze – seppure in modo soft - l’incubo veltroniano per antonomasia: Massimo D’Alema. Il baffo più famoso d’Italia dalle colonne di Repubblica avverte il segretario della necessità di cambiare rotta, dettando la linea: “Si deve aprire una nuova fase”, “E’ necessario ridefinire il progetto politico dell’opposizione”. L’obiettivo? “Allargare il campo delle alleanze” con un occhio privilegiato al centro. Ma Veltroni è d’accordo?

Grazie al Corriere, poi, sempre venerdì scoppia un altro piccolo grande “scandalo” che vede al centro della polemica la senatrice teodem Paola Binetti messa all’indice da una parte del partito per una sorta di equazione (omosessualità=pedofilia) fatta in riferimento al documento del Vaticano sul gay. Lei prova a smentire ma il dibattito interno si infiamma tra chi prende le distanze (i più) e tra chi sommessamente la difende. La verità che emerge è che le idee del Pd su questo versante non sono poi così chiare.

Ieri, infine, dalla pagine del Riformista interviene Goffredo Bettini, il coordinatore del Partito Democratico, che condanna il leaderismo, lo scambio, il mercato e le clientele suggerendo un rinnovamento a partire dai giovani. E se il dalemiano Latorre chiede di parlare di cose serie invece che commentare le uscite di Bettini, l’ex Dl Giachetti denuncia la contraddizione: “Facce nuove? Basta farsi da parte. Al di là delle chiacchiere, è l'unica cosa che non si fa. Basta vedere l’inguacchio romano per non fare le primarie”.

E il Partito Democratico ritorna così all’anno zero.

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