Muro di Berlino: le fughe più incredibili

Dalle mongolfiere autocostruite ai mezzi corazzati artigianali, dalle valigie doppie ai tunnel, tutti i metodi per passare da Est a Ovest (e qualche volta da Ovest a Est)

I tentativi di passare da una parte all’altra del Muro di Berlino sono durati tanto quanto il muro stesso: 38 anni. In questo periodo i tentativi di passare nella parte occidentale di Berlino furono migliaia e circa 5000 di questi furono coronati dal successo. Secondo varie fonti, invece, fra i 192 e i 239 cittadini di Berlino Est morirono nel tentativo di oltrepassare il muro e molti altri restarono feriti. Nella lista delle vittime delle guardie di confine ci sono sia un bimbo di 18 mesi, sia una donna di 80 anni.

Ecco alcune delle tecniche utilizzate per eludere i controlli e guadagnare la libertà, dalle più spartane e “atletiche”, alle più raffinate e laboriose.

Macchina sportiva


Nei primi tentativi alcuni berlinesi provarono a oltrepassare il confine con macchine sportive molto basse che riuscivano a passare al di sotto delle barricate.

Salto


Alcuni cittadini di Berlino Est provarono a gettarsi dalla finestra di un appartamento a Est con la speranza di atterrare a Ovest. Qualcuno riuscì nel tentativo, ma fu in questo modo che morì Ida Sielkmann, prima delle vittime del Muro.

Aerei ultraleggeri


Con il passare del tempo si iniziò a tentare la via dell’aria e qualcuno riuscì a passare a Ovest a bordo di aerei ultraleggeri e alianti.

Mongolfiera


L’ultima vittima nel tentativo di superare il muro fu Winfried Freudenberg che si alzò in volo l’8 marzo 1989 con una mongolfiera autocostruita che si schiantò al suolo una volta giunta nel territorio di Berlino Ovest.

Scavalcamento


La tecnica più semplice e utilizzata fu quella dello scavalcamento con l’ausilio di corde o scale. Uno dei più celebri scavalcatori fu John Runnings che nel 1986 scavalcò il muro con una scala, e camminò in equilibrio per 500 metri fra Potsdamer Platz e Checkpoint Charlie. La sua fu un’impresa al contrario, da Occidente a Oriente, e, dopo essere stato preso in consegna dalle truppe DDR fu rimandato a Ovest dopo breve interrogatorio. Qualche giorno dopo risalì sul muro e lo prese a martellate.

Massa critica


Il 1° luglio 1988, sedici mesi prima del crollo, le guardie di Potsdamer Platz dovettero far fronte a una fuga di massa all’Est. Più di 200 punk berlinesi dell’Ovest residenti nel triangolo di Lenné (una specie di terra di nessuno) premettero nella direzione di Berlino Est per scappare alla carica dei poliziotti occidentali. I punk si sottrassero saltando il muro e sfruttando il potere della massa critica. Non essendo un evento inatteso, le truppe accolsero tranquillamente gli scavalcatori.

Various graffiti are painted on the Berl

Tunnel


La fuga più avventurosa e laboriosa è il frutto dell’ingegno di due studenti italiani. Luigi Spina è studente all’Università di Berlino quando il 13 agosto 1961 viene eretto il muro. Qualche mese dopo decide di organizzare una fuga in grande stile con un tunnel che viene progettato dal suo amico Domenico Sesta e finanziato dall’americana Nbc che vuole avere le immagini della fuga in esclusiva. I due riescono entrare in possesso dei documenti catastali e si accorgono che esiste un punto dove un tunnel di 130 metri è in grado di garantire la libertà. Al proprietario della cantina che fa al caso loro raccontano di volere mettere in piedi un locale jazz, quello non se la beve. Gli dicono la verità e lui accetta. Nel maggio 1962 viene data la prima picconata, all’impresa lavorano una quarantina di persone: si lavora notte e giorno, non mancano gli inconvenienti come allagamenti e mancanza d’aria, ma ogni volta i due ci mettono una pezza. Il 14 settembre 1962 gli studenti sfondano il pavimento di una cantina di Berlino Est. Quando la Stasi scopre il tunnel 29 persone sono già a Berlino Ovest.

Carrucola


Fra i metodi più rocamboleschi va annoverato il sistema della carrucola ideato dalla famiglia Holzapfel. Nel 1965 il padre Heinz tese una corda fra l’edificio che in passato aveva ospitato il Ministero dell’Aeronautica del Terzo Reich e il territorio libero. Il palazzo è utilizzato dal governo della Germania Est di cui Holzapfel è un funzionario. Il capofamiglia cala il figlio Gunter e la moglie Jutta riuscendo a sfuggire ai controlli delle guardie che si trovano a pochi metri di distanza.

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Valigia


Fra le molte fughe andate a buon fine vi è quella di Ute Schmallfuss , una donna alta un metro e sessanta che riesce a passare sdraiandosi all’interno di due valigie posizionate una di fianco all’altra, in un portabagagli. Da entrambe le valigie è stata eliminata la parte laterale in modo da poter permettere alla donna di stare all’interno. Una valigia grande abbastanza per contenere una persona sarebbe stata controllata, ma due no. E infatti la donna riesce a transitare in occidente grazie a questo colpo di genio.

Mezzo corazzato


È il Natale del 1962 il giorno della grande fuga delle famiglie Weldener e Wagner, due coppie con quattro figli che decidono di modificare un vecchio autocarro in disuso e con questo forzare il posto di blocco. II vecchio autocarro viene armato con lame d’acciaio spazzaneve, rinforzi in ferro, lastre d’acciaio sul tetto e sui lati, un vero e proprio “carrarmato” artigianale. La mattina del 25 dicembre Jurgen Wagner si mette alla guida verso il posto di blocco di Babeisberg: il mezzo corazzato viene lanciato a tutta velocità contro il posto di blocco e nonostante gli spari delle guardie il carrarmato resiste all’impatto regalando la libertà alle due famiglie.

Nuoto


La notte di Capodanno del 1963 Christine Mielke, una giovane 28enne slanciata e atletica decide di attraversare a nuoto il fiume Spree. L’acqua è gelida, ma la giovane si cosparge il corpo di grasso ed entra in acqua con il solo costume da bagno. Nonostante i crampi la colgano durante l’attraversamento, riesce comunque ad arrivare dall’altra parte e a lasciarsi alle spalle la Berlino comunista.

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