Cai-Alitalia: dopo il no dei sindacati si va verso la chiamata nominale


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Oggi dopo qualche tempo torniamo ad occuparci di Alitalia, visto che le trattative con Cai sono ormai alla stretta finale e lo scenario che va delineandosi non appare dei più idilliaci. Di fronte all'offerta del gruppo guidato da Colaninno il sindacato si è infatti spezzato in due tronconi, dimostrando se ancora ce n'era bisogno la profonda divisione tra le sigle che lo compongono. Parlare di sindacato come un moloch unico è infatti del tutto improprio e il suo spezzettamento rappresenta uno dei principali problemi nella trattativa. Ma prima di andare oltre facciamo un punto della situazione vedendo nomi e posizioni delle singole sigle.

Favorevoli. Hanno firmato il contratto finora Ugl (personale di terra e assistenti di volo), Fit Cisl (piloti, personale di terra e assistenti di volo), Filt Cgil (piloti, personale di terra e assistenti di volo) e Uilt Trasporti (piloti, personale di terra e assistenti di volo). Il numero degli iscritti facenti capo ai quattro firmatari è di 7.180 unità.

Contrari. Non hanno firmato Sdl (personale di terra e assistenti di volo), Anpac (piloti), Avia (assistenti di volo), Anpav (assistenti di volo) e Up (piloti). Totale di iscritti di questi 5 sindacati è 4.530 unità.

Già da questi dati salta all'occhio il problema fondamentale: com'è possibile mettere d'accordo nove (dicesi 9) diverse sigle sindacali? E' ovvio che qualcuno sarà sempre contrario, e sappiamo bene come basti una sola opposizione per far saltare l'accordo collettivo. Serebbe stata una prova di serietà tentare di accorpare i rappresentanti dei lavoratori ed esprimere un voto univoco, ma basti vedere i contrasti degli ultimi giorni tra Epifani e Bonanni per capire come la cosa sia pressoché inattuabile.

E dunque? Si prospetta la soluzione più temuta, vale a dire la chiamata individuale. In pratica i lavoratori saranno convocati uno per uno in base a criteri decisi dalla Cai, che dal canto suo dichiara che privilegerà i sostegni familiari. Secondo i seguenti principi:

"I criteri occupazionali sono esattamente quelli fissati negli accordi di Palazzo Chigi del 14 settembre e sottoscritti da tutte le sigle sindacali. Le esigenze di carattere sociale non rappresentano motivo di esclusione ma, anzi, verranno considerate - insieme ai suddetti criteri - elementi preferenziali di scelta." A titolo di esempio, «si darà la precedenza a candidati con nuclei familiari: con presenza di minori con handicap; con presenza di minori, ivi comprese situazioni di affido o adozioni; monoreddito; solo come criterio residuale - cioè ultimo nell’applicazione degli stessi - verranno considerate oggettive limitazioni di impiego che, tuttavia, non riguarderanno né le lavoratrici madri, né i lavoratori con inidoneità temporanea accertata inferiore a 1 anno».

Feroce la reazione di uno dei più strenui opositori dell'accordo, Massimo Notaro dell'Unione Piloti: «Spero che i miei colleghi non vadano a lavorare per la Cai, mi auguro che i piloti scelgano di restare magari senza impiego per qualche mese e poi di andare a lavorare per qualcuno che sappia rispettare i patti e soprattutto la parola data. Personalmente non andrò a lavorare con Cai. Chiameranno i piloti uno per uno, e se non li trovano che fanno li cercano all’estero?».

A questo punto siamo. E dal canto nostro, di fronte all'ennesima dimostrazione di pressapochismo e irresponsabilità di ambole parti, ribadiamo la posizione che abbiamo mantenuto fin dal primo giorno: ben venga il fallimento.

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