Renzi e Berlusconi, “separati in casa” nel Patto del Nazareno?

Va in scena, come prima e più di prima, la doppia Italia: quella del potere con gli incontri “a porte chiuse” come quello di ieri fra Renzi e Berlusconi (con Verdini!) e quella “reale” con le alluvioni annunciate che mandano sott’acqua mezzo Paese e con le manifestazioni di protesta contro il governo.

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E’ l’Italia, bellezza! Sì, una Italia sempre più in bilico, in una china sempre più pericolosa.

Sul primo punto, il meeting fra il giovane premier “rottamatore” e l’anziano ex premier del “ghe pensi mi” non è riuscito a rafforzare il Patto del Nazareno perché sull’iter delle riforme i due leader non sono più sulla stessa lunghezza d’onda. I nodi riguardano la riforma della giustizia, la riforma del Senato, l’elezione del prossimo presidente della Repubblica e, soprattutto, la nuova legge elettorale.

Renzi, ancora con il vento in poppa dei consensi, cerca il casus belli per andare alle elezioni anticipate in primavera e quindi spinge per una legge elettorale a proprio uso e consumo in grado di assicurargli la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento.

All’opposto Berlusconi, con la sua leadership appannata e con Forza Italia in caduta libera, cerca ogni pretesto per frenare, certo che il voto possa metterlo all’angolo, se non proprio ko.

Come si sa, Renzi si gioca tutto sulla riforma elettorale, brandita come una bandiera davanti ai nemici interni ed esterni e davanti agli italiani, riforma che invece è ferma al 12 marzo 2014, data dell’approvazione dell’Italicum alla Camera. Idem, con poche varianti, il cammino delle altre riforme, a cominciare da quella del Senato, senza la quale non … scatta l’Italicum.

Ciò dimostra che il Patto del Nazareno, più che un volano spingi-riforme è diventato un freno-motore, forse una palude che può presto diventare una trappola per lo stesso Renzi. A questo punto, o Berlusconi si decide a mettersi totalmente “nelle mani” del premier-segretario o a Renzi non resta che la carta dello strappo, con una sua corsa solitaria: al voto con la legge uscita dopo la sentenza della Corte costituzionale.

Non è la stessa cosa, perché pur vincendo il Pd, Renzi sarebbe costretto a seguire una strada obbligata, per lui inusuale, quella della ricerca delle alleanze e delle mediazioni.

In questo quadro del Palazzo, l’altra Italia “reale”, anche ieri ha gridato il suo “Non stiamo sereni” al governo con tre grandi manifestazioni unitarie dei pensionati a Roma, Milano, Palermo. Sabato tocca agli statali, in Piazza del popolo a Roma. Poi i metalmeccanici della Fiom e quindi il grande sciopero generale della Cgil annunciato per dicembre. Per ora, le due Italie procedono parallele ma prima o poi il “contatto” sarà inevitabile.

Spetta soprattutto a Renzi e al suo governo dimostrare una capacità di sintesi politica fin qui assente. In caso contrario, prima la piazza e poi le urne, faranno sentire tutto il loro peso: un valore o una zavorra per Matteo Renzi?

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