Renzi e la cena dei mille euro. A Roma il secondo fund raising (con simbolo Pd)

A Milano una cena per finanziare il Partito Democratico raccoglie "18 milioni di risorse"

8 novembre Ieri sera a Roma, al palazzo delle fontane dell'Eur, si è tenuta la seconda cena di raccolta fondi di Matteo Renzi con gli imprenditori. Il canovaccio è stato lo stesso della cena milanese di giovedì, anche se nella sala ha fatto la sua comparsa il simbolo del Pd (assente a Milano). L'altra differenza è nell'intervento di Renzi a inizio cena, durato molto meno rispetto a Milano, quando aveva parlato per un'ora e quaranta minuti.

Menu curato stavolta da Palombini, a base di canape? con gamberi e zucchine, sformatini di parmigiana, ravioli di cacio e pepe, filettino di manzo con mandorle e spinaci e mousse ai tre cioccolati. Tra i presenti, Chicco Testa, il presidente dell'AS Roma James Pallotta, il regista Fausto Brizzi e molti esponenti Pd. Nel partito continua però il malumore sulle cene, e se il presidente del partito Orfini cerca di sdrammatizzare dicendo che "cene così sono giuste ma alle feste dell'Unità si mangia meglio", Gianni Cuperlo prima ironizza "alle cena da 1000 euro preferisco quelle da 20 euro", poi si propone di "dare un dispiacere" agli imprenditori presenti alzando l'aliquota della tassa di successione sui grandi patrimoni. Gli risponde il renziano Carbone, ricordando che queste cene possono contribuire a salvare i posti di lavoro nel partito.

La cena a Milano


L’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti è uno dei cavalli di battaglia del “nuovo” in politica. È stata la base sulla quale Beppe Grillo ha costruito la propria fortuna politica e anche il “rottamatore”, specialmente durante la fase ascensionale che lo ha portato a diventare premier (quella delle primarie e dell’#enricostaisereno), ha fatto della promessa dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti uno dei capisaldi della propria propaganda.

Non ci voleva certo un genio per capire che la politica deve comunque essere finanziata e che se non lo si farà con fondi pubblici, lo si farà con finanziamenti privati. E questi finanziamenti, ovviamente, vorranno avere una contropartita.

Il sistema delle lobby e del reciproco scambio di favori non può che uscire rafforzato dalla limitazione o dall’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. L’esempio dell’amministrazione Obama, con il divario fra promesse e attuazioni dell’attuale inquilino della Casa Bianca, rende abbastanza esplicito come un presidente sia in fin dei conti rappresentante delle istanze delle lobby, più che di quelle dei cittadini.

Un sistema di finanziamento privato consegna (consegnerà?) il Paese agli interessi privati. Tanto per fare un esempio recente in campo giornalistico è stato sufficiente fare una rassegna stampa sui quotidiani di lunedì e martedì scorso, nel pieno della bufera-Moncler, per capire come e quanto le sponsorizzazioni pesino sull’economia delle scelte editoriali dei “pesi massimi” della carta stampata.

Ieri sera davanti al The Mall, nella zona di Porta Nuova, a Milano, 800 imprenditori, commercialisti, avvocati e consulenti sono andati cena con il premier Matteo Renzi sborsando una quota minima di 1000 euro. A fine serata sull’account Twitter del Pd è stato pubblicato un tweet con l’incasso della serata:

“Abbiamo recuperato 18 milioni di risorse, grazie a questo nessun dipendente del Pd avrà cassa integrazione”.

Nella minoranza Pd la cena aveva suscitato qualche malumore. Dalle feste dell’Unità alla cena delle lobby il passo è stato brevissimo. Al posto dei volontari, il catering curato, manco a dirlo, da Eataly di Oscar Farinetti, da sempre in prima fila a sostegno del renzismo.

L’instancabile premier si è concesso per due ore. L’ottimismo è quello di sempre:

L'Italia può veramente tornare a essere quello che è sempre stata. Abbiamo bisogno prima ancora dei vostri soldi, delle vostre idee, delle vostre critiche, del vostro coraggio. Abbiamo promesso che cambieremo il Paese e lo faremo.

Già. Intanto per il momento sono stati messi nel cassetto i soldi più che le idee e le critiche. Un “crowdfunding” d’élite che come tutti i finanziamenti degni di questo nome si metterà in fila per aspettare la propria reward. In perfetta continuità con la politica che si voleva rottamare, anche il “nuovo” di Renzi costruirà la propria agenda politica con commensali generosi.

Matteo Renzi a San Francisco

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