Usa 2008, Bardazzi (Ansa) a PolisBlog: "Vi racconto l’ansia di Chicago, la città che sogna la presidenza"

Per Marco Bardazzi, corrispondente dell’Ansa dagli Usa, questa che si avvia oggi a conclusione è la terza campagna elettorale (dopo quella del 2000 e del 2004) che racconta per la prima agenzia di stampa italiana take by take.
A PolisBlog prova a spiegare l'ansia di Chicago, la città che sogna la presidenza.

Bardazzi, lei in questo momento è a Chicago. Che aria tira nella città di Obama a poche ore dall'election day?
"C’è grandissima attesa e fervono i preparativi. I democratici sono convinti non solo di vincere, ma di vincere a valanga. La gente nelle strade del quartiere dove Obama ha vissuto e lavorato fin dagli anni Ottanta, il South Side, vive le ultime ore con il fiato sospeso. È abituata a non fidarsi della politica, a ritenere che le decisioni che contano vengano prese altrove, sopra le loro teste. Stavolta vedono "uno di noi" a un passo dalla Casa Bianca e ci credono".

Come si prepara la città del senatore dell'Illinois all'importante appuntamento elettorale?
"Un grande parco cittadino, Grant Park, nel cuore della città, è stato trasformato in una cittadella che accoglierà nella notte tra martedì e mercoledì decine di migliaia di persone che attenderanno l'esito del voto e - nelle loro speranze - festeggeranno il loro eroe. Obama parlerà da un grande palco allestito a due passi dal Lago Michigan e, se sarà vittoria, c'è da attendersi un'esplosione di entusiasmo a Chicago. Lo staff di Obama ha distribuito circa 70.000 biglietti, ma le autorità cittadine prevedono che il parco venga preso d'assalto da un milione di persone".

Quali sono le speranze affidate lì alla vittoria del candidato nero?
"A Chicago in particolare in Obama molti vedono una speranza di riscatto per ciò che i neri d'America hanno sofferto in due secoli di storia. La città da questo punto di vista è simbolica, perchè fu la meta di un'enorme migrazione di neri dalla regione del Delta del Mississippi. Buona parte della storia degli afroamericani è stata scritta a Chicago ed è significativo che il primo presidente nero possa arrivare da qui".

Per i sondaggi sembra che non ci sia partita: McCain è dato da tutti per spacciato. Ma cosa può dirci dell'effetto Bradley?
"L'effetto Bradley è legato al precedente di un sindaco nero di Los Angeles che era superfavorito per vincere la corsa a governatore della California, e poi perse. Gli studiosi accertartono che molta gente, nel seggio, non scelse Bradley per motivi razziali: gli costò circa il 6% dei voti. Stavolta però non sembrano esserci segni evidenti di un effetto di analoga portata. L'America è cambiata, e almeno nei sondaggi i bianchi, gli ispanici, gli asiatici non sembrano avere grandi resistenza a votare Obama. Ma solo l'esito del voto e l'analisi che lo seguirà ci diranno se un 'effetto Bradley' esiste ancora nella politica americana".

Se davvero Obama dovesse farcela cosa cambia per l'America dal 20 gennaio?
"La prima cosa che cambierà, sarà l'immagine dell'America nel mondo. Obama è senza dubbio il presidente che il resto del mondo vuole. Manderà un segnale di novità che avrà ripercussioni globali. La politica estera americana però non cambierà molto, con l'eccezione dell'Iraq, dove Obama vuol metter fine al più presto possibile alla guerra. Negli Usa, cambierà soprattutto il ruolo che avrà il governo federale, che estenderà il proprio peso sull'economia e sul welfare. Con il tempo, visto che con Obama è previsto che arrivi anche un rafforzamento della presenza dei democratici in Congresso, cambierà probabilmente anche il volto della società americana: è in arrivo una intensa battaglia culturale per definire le relazioni sociali del futuro".

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