Satira: non spariamo “castate”

Il venticello del gossip spira sempre più forte e solleva ancora una volta le vesti di Mara Carfagna. Dopo i tormentoni estivi sulle fantomatiche intercettazioni che avrebbero dovuto inchiodarla alla croce delle sue concessioni amorose in cambio dell'ascesa politica, stavolta parla un Paolo Guzzanti ormai determinato a giocare il ruolo della scheggia impazzita all'interno del Pdl. Denuncia i favori sessuali elargiti dal ministro alle Pari opportunità, si becca una querela e tra l'altro declama: “Abbasso la mignottocrazia, viva la Repubblica”. “Le veline, il Cavaliere, l'armi, gli amori...”

Guzzanti rincara. Dice di aver visto le intercettazioni mai pubblicate e azzarda che “le nomine di scambio” siano state più di una. Dunque non solo la Carfagna è colpevole, secondo il deputato azzurro. “Per questo lo scandalo sarebbe devastante, costituzionalmente e istituzionalmente devastante”, aggiunge l'ex senatore. “L'Italia è una Repubblica fondata sul mestiere (più antico)...”

Toh, chi si rivede. Sua Venerabilità Licio Gelli torna in pubblico e va addirittura in tv manco fosse Heather Parisi. Presentando il programma su Odeon in conferenza stampa, dice tra l'altro: “La riforma Gelmini? La condivido. Berlusconi? E' il solo che ha la forza di portare avanti il mio Piano di rinascita democratica”. Cattivo maestro unico

Il vendicatore dei fannulloni Renato Brunetta non sa più cosa inventare. “Il mio sogno – dice il ministro – è che si realizzi un sistema che permetta uno scambio di 'faccine' in tempo reale dal cittadino alla pubblica amministrazione a ogni transazione”. Sì, insomma, le erogazioni della Pa verrebbero giudicate proprio con i segni che si usano negli sms, nelle mail o nelle chat per esprimere il proprio stato d'animo. Scemoticon

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