Juncker verso le dimissioni? La pressione dei media internazionali

In seguito allo scandalo Luxleaks.

È diventato presidente della Commissione Europea da soli 11 giorni eppure Juncker rischia già di dover dare le dimissioni. La ragione sta nello scandalo Luxleaks, l'inchiesta che ha scoperto come le grandi multinazionali facevano accordi con il Lussemburgo (nel periodo in cui Juncker ne era primo ministro) per pagare meno tasse. Al centro della vicenda ci sono 340 multinazionali e le 28mila pagine di documenti raccolte dall'International Consortium of Investigative Journalists (Icij) di Washington.

E così inizia a concentrarsi il fuoco su Juncker, anche da parte di testate economiche come Bloomberg e il Financial Times, che evidenziano come il ruolo di Juncker sarebbe in conflitto d'interessi dal momento che oggi si trova a capo dell’istituzione che sta indagando le pratiche fiscali da lui supervisionate quando era Primo ministro. Non solo: a rendere forse ancora più complessa la sua situazione è il fatto che l'arricchimento del Lussemburgo sotto la guida di Juncker è avvenuto, di fatto, a scapito delle nazioni che, fra le altre, oggi fanno parte dell'Unione Europea.

Juncker non ha guidato il Lussemburgo per una o due legislature, ma per vent'anni. Vent'anni durante i quali il paese si è arricchito immensamente, diventando "la residenza fiscale di almeno 340 delle più importanti compagnie internazionali, senza contare fondi di investimento di quasi 3 mila miliardi di euro di attività nette, secondi solo agli Stati Uniti”. È anche grazie a queste operazioni che il granducato è diventato una delle nazioni più ricche al mondo, secondo solo al Qatar.

Ma l'ingente flusso di capitali giungeva nella micronazione grazie agli accordi fiscali che consentivano a multinazionali del calibro di Apple, Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo, di pagare meno tasse in Lussemburgo invece che pagare quanto dovuto nelle altre nazioni. Nelle parole di Bloomberg: "Si potrebbe dire che Juncker abbia reso ricco il proprio paese andando a borseggiare gli altri stati, inclusi quelli dell’Unione Europea che è ora chiamato a servire”. Non bastano le parole di Juncker secondo cui "non interferirà" con le indagini, dovrebbe proprio dimettersi. Anche perché, dicono i critici, in seguito a queste rivelazioni la sua posizioni è già fortemente indebolita, e in questo momento l'Europa ha bisogno come non mai di una guida forte e immune da critiche.

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