Gaza: Israele non partecipa a Commissione Onu sui crimini di guerra

PALESTINIAN-ISRAEL-GAZA-CONFLICT

Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Emmanuel Nahshon, ha annunciato ieri che Tel Aviv ha scelto di non collaborare con la Commissione Onu incaricata di accertare la violazione del diritto umanitario internazionale durante l'operazione Margine Protettivo a Gaza.

Come riportato dall'agenzia Nenanews, il politico israeliano ha così commentato la decisione del governo guidato da Benjamin Netanyahu: "Dal momento che la Commissione Schabas fornisce conclusioni in anticipo, Israele non coopererà con la commissione del consiglio dei diritti dell’uomo dell’Onu sull’ultimo conflitto con Hamas".

Per il governo di Tel Aviv, le Nazioni Unite coltiverebbero forti pregiudizi e ostilità nei confronti della nazione ebraica. Tale idea sarebbe avvalorata dal fatto che il giudice canadese William Schabas, appena eletto capo della Commissione nell'agosto scorso, ha dichiarato alla stampa: "La mia ambizione è portare Netanyahu davanti alla Corte penale Internazionale".

Ricordiamo che l'invasione di Gaza ha provocato la morte di 2200 palestinesi (80% civili) e il ferimento di altri 11 mila. Inoltre, ha ridotto la Striscia in un cumulo di macerie, creando un enorme numero di sfollati. Ma per Nethanyau la colpa di questa tragedia sarebbe tutta da attribuire ad Hamas, che avrebbe tirato razzi da aeree densamente popolate, esponendo così la popolazione alla risposta dell'esercito israeliano.

Israele non è nuova a questo tipo di atteggiamento, già nel 2009 aveva boicottato la Commissione di inchiesta Onu sull'operazione militare Piombo Fuso, che produsse tra le 1166 e 1417 vittime palestinesi. In ogni caso, le Nazioni Uniti stabilirono in un rapporto che sia l'esercito di Tel Aviv sia i gruppi armati islamisti a Gaza si macchiarono di crimini contro l'umanità.

Intanto continuano le tensioni tra israeliani e palestinesi. Il governo Netanyahu ha approvato ieri un progetto per la costruzione di 200 abitazioni coloniche a Ramot, nella zona araba di Gerusalemme. La nuova colata di cemento illegale è stata subito condannata da Jen Psaki, portavoce del Dipartimento di Stato Usa. A tale riguardo, come riportato dal giornale The Times of Israel, la politica americana ha dichiarato: Siamo profondamente preoccupati per questa decisione, vista anche la situazione di tensione a Gerusalemme. E' in contraddizione con la soluzione del raggiungimento di due Stati".

Così mentre potrebbe scoppiare una Terza Intifada, Tel Aviv nelle ultime 24 ore ha deciso di non rendere conto alla comunità internazionale su quanto è accaduto a Gaza e ha rilanciato l'occupazione illegale. A questo punto l'ipotesi di un nuovo negoziato, rilanciata da Kerry nel settembre scorso, appare priva di qualsiasi consistenza.

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