Voto Sicilia, the day after: Berlusconi isolato nel Pdl ko, Bersani non ride più e Napolitano punta sul Monti-bis

Per lo sconquasso portato in Sicilia e soprattutto per le sue pesanti e non certo rassicuranti proiezioni su scala nazionale, non si può non tornare a riflettere sul voto di domenica, fortissimo segnale di protesta e di rabbia contro l’attuale sistema politico e i suoi esponenti, in cui è difficile scorgere un segnale di speranza.

A dire il vero, diventa riduttivo e consolatorio per i partiti tradizionali, liquidare il risultato delle urne semplicemente come voto di “protesta”, quando gli astenuti sono la vera maggioranza e il M5S di Grillo, in un sol colpo e da zero, diventa il primo partito. Alla fin fine non ha tutti i torti Massimo Cacciari quando dice che: “Davanti ai deliri di Berlusconi e alle primarie del Pd, per fortuna c’è Grillo, con il suo movimento non di destra, non razzista o xenofobo che contiene la protesta all’interno di una dimensione democratica non eversiva”.

Ora, noi nutriamo forti perplessità che Grillo sia una fortuna, ma non c’è dubbio che nel naufragio ci si aggrappa a tutto pur di resistere nel mare in tempesta.

Come già appare subito chiaro il primo passo di formare un governo appare per il neo governatore Rosario Crocetta – che tocca appena il 30% del 47% dei votanti - una impresa titanica, se non disperata, con una coalizione di quattro partiti che, con tutto il rispetto, sembra la combriccola formata da zoppi e ciechi. Con un Pd che nessuno nell’isola sa cosa sia – il sindaco antimafia è la parte buona di una medaglia a due facce - alleato di quella doppiogiochista e vorace Udc che ha in Cuffaro &C, la sua radice di potere. E lasciamo stare, per carità di patria, gli altri due alleati, la zattera dei naufraghi socialisti e i quattro gatti famelici rutelliani dell’Api.

Insomma, una vittoria di questa coalizione è un’anatra zoppa e ieri abbiamo criticato l’euforia di Bersani per un “risultato storico” che non è altro che una “vittoria di Pirro”. Non parliamo poi del centrodestra, ridotto al lumicino, diviso e lacerato ovunque e confuso e senza leadership, come non mai.

Il voto di domenica non rende quindi più facile il governo locale e crea sconcerto nelle casematte dei partiti tradizionali certi che il M5S di Grillo passerà lo stretto e dilagherà nello stivale alle prossime elezioni politiche. L’attuale quadro politico sarà rivoltato come un calzino, con stravolgimenti dai contorni oggi non definibili.

In mezzo ai marosi, e a un avviso di tempesta che può trasformarsi in ciclone, Monti ostenta sicurezza ma sa che è costretto a restare all’ancora nel porto, altrimenti affoga nei flutti. Altra strada non c’è, se non le urne prima possibile, anche – ob torto collo – con questa legge elettorale. Meglio se con la regia di Napolitano il quale, proprio per il marasma del voto siciliano, punta diritto al Monti-bis. Così anche Bersani è servito.

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