Renzi, fra Patto del Nazareno e Tor Sapienza: gigante nel Palazzo e pigmeo nel paese reale?

Le cariche della polizia contro i lavoratori nelle recenti manifestazioni sindacali e, ieri, lo sgombero forzato del centro per immigrati minorenni nella capitale, a Tor Sapienza, dimostrano l’impotenza dello Stato a tutti i livelli, l’incapacità e l’assenza della politica nazionale e locale.

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Non solo: soprattutto in quest’ultimo caso nel degradato quartiere capitolino, c’è la dimostrazione che quando la politica vive solo di bla bla, quando i partiti diventano “liquidi” e macchine elettorali e l’unico obiettivo resta il consenso ottenuto in ogni modo, non resta che la legge della jungla, dove chi grida più forte e minaccia più forte ha ragione e dove c’è sempre chi, strumentalmente, si pone alla testa di chi soffia sul fuoco.

Intendiamoci, i cittadini di Tor Sapienza hanno le loro buone ragioni a protestare, ma la questione immigrati è l’iceberg di un degrado più generale che le istituzioni e la politica hanno lasciato, irresponsabilmente, incancrenire.

Il parroco di San Cirillo Alessandrino, in viale Morandi a Tor Sapienza, don Marco Ridolfo, sottolinea che "questo quartiere soffre il degrado e l'assenza di sicurezza e non riguarda la comunità di immigrati". "Ora - continua - si parlerà solo di razzismo e basta ma questo è la punta dell'iceberg i problemi sono anche di degrado e scarsa sicurezza: sono legati alla prostituzione, allo spaccio frequente che avviene nella zona, alla scarsa illuminazione. C'è paura per atti di violenza che non riguardano solo gli immigrati: la situazione di degrado è più grande non riguarda solo la comunità di immigrati".

I mendicanti di consenso ad ogni costo, i fascistelli di ogni colore, anche gente come Borghezio e Salvini, bande di ogni tipo – ripetiamo – strumentalizzano ogni protesta di massa, inserendo in ogni crepa della società le loro micce populiste, per farle esplodere a proprio uso e consumo. Ma ancora una volta emerge, più pesante di una montagna, la responsabilità della sinistra – culturale prima ancora che politica e amministrativa – trincerata dietro i suoi logori slogan da salotto in una difesa a prescindere, ideologica, del “diverso”, incapace di vedere e di capire ciò che realmente accade sul territorio e nel Paese. Dall’ultimo sindaco del Pd al capo del governo il messaggio che arriva è questo che si è visto ieri a Tor Sapienza: prima l’assenza totale e poi l’uso della forza per placare l’ira (spesso a ragione) dei più forti fra i deboli e, alla fine, soffocare i più deboli. Così facendo si dà il via a non si sa cosa, anzi si sa: al caos.

Anche perché, nel Paese reale, c’è aria di allarme. Titoli dei giornali di ieri: "Nord senza tregua, vittime e paura", Corriere della Sera, con foto drammatica in prima pagina. "Immigrati, guerriglia a Roma. I residenti: via o sarà l'inferno", il Messaggero. "Nord Ovest devastato da allagamenti e frane. Altro morto in Piemonte", t La Stampa. "A fuoco le periferie di Roma e Milano. È scoppiata la guerra tra i poveri”, La Repubblica.

Scrive Lucia Annunziata : “Nulla di tutto questo è però riflesso nelle parole, nel cammino di Palazzo Chigi. Queste ultime settimane del Premier son passate nella affannata ricerca di una conferma o meno del patto del Nazareno, nella rispettosa ma non per questo meno criptica discussione sulle dimissioni di Napolitano, nella festosa celebrazione tra tavoli imbanditi del nuovo sistema di fund raising per il Pd, mille euro a persona per vedere il leader.Più che due percorsi diversi, quello del Leader e quello del paese appaiono due universi paralleli, senza incroci”.

Un premier cinico o incapace? Risponde Annunziata: “La mia personale opinione su questa distanza che il Premier prende dal paese, è che alla fine ha paura. Non posso immaginare infatti che un politico avvertito quale è lui, non veda lo sgranarsi della tela sociale. Credo che la veda molto bene e che la tema. Nel senso di pensare di non avere al momento sufficienti strumenti per affrontarla. Nel suo caso, strumenti di poteri e controllo dell'economia e dello stato che lo mettano in grado, appunto, di "cambiar volta" alla gestione del paese. Solo così si spiega l'ossessione con la legge elettorale, l'accelerazione sul discorso del Nazareno portato avanti non a caso in queste stesse ultime settimane con la frenesia di chi ha una muta di cani alle calcagna. Questa muta di cani è la realtà che abbiamo descritto. E per questo la possibilità di elezioni - per quanto negata - rimane sullo sfondo ancora forse l'unico possibile approdo per Renzi, nel caso la crisi si approfondisca, per riprendere in mano le redini del paese”. Chiaro?

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