Il piano segreto dell'Europa sul prelievo forzoso

L'allarme lanciato dal leghista Buonanno. Ma cosa c'è di vero?

L'Europa ha in serbo un piano segreto per attuare, in caso di necessità, un prelievo forzoso sui conti correnti? L'ipotesi spaventa particolarmente gli italiani, ancora memori di quando il governo Amato agì sui risparmi in una notte del 1992 per consentire all'Italia di entrare nell'Euro. Ma di che si tratta questa volta? Andiamo con ordine, il timore che l'Unione Europea abbia in serbo una misura di questo tipo viene lanciata dall'europarlamentare leghista Gianluca Buonanno (celebre per le sue folkloristiche intemerate televisive e non solo).

In un'interrogazione scritta alla Commissione Ue e alla Bce Buonanno chiede conferma "dell'esistenza di un piano di misure adottato nel luglio 2014 in cui sarebbe prevista l'imposizione di misure d'urgenza che consentirebbero il congelamento dei conti correnti bancari dei cittadini e delle imprese europee e il prelievo forzato delle somme ritenute necessarie a fronteggiare l'esposizione debitoria". Buonanno pone anche una seconda domanda: l'Europa ritiene che la situazione sia così grave da mettere a punto un piano del genere?

La situazione, in effetti, non è delle migliori. E nonostante sia notizia di oggi che anche il Pil francese, come quello tedesco, sia tornato a crescere e che in generale il rischio deflazione stia passando, quel che è certo è che la ripresa economica che inizia a intravedersi ha delle basi molto fragili. I rischi che si ricada in una recessione sono quindi molto forti. A questi timori, si aggiungono i sospetti dettati da alcuni movimenti della Bce, che sta spingendo per la creazione di una bad bank che si faccia carico dei crediti deteriorati delle banche. Altro segnale che le cose non potrebbero per il verso giusto.

Ma da qui ad arrivare al prelievo forzoso ce ne corre. Eppure Buonanno è convinto che il rischio sia reale: "Mi è stato detto da fonti interne alla Commissione che esiste un documento nel quale si specifica che il prelievo sui conti correnti potrebbe arrivare al 10% delle giacenze. Devono farci sapere se la notizia è vera o falsa". Secondo quanto si legge sui quotidiani, qualcosa di vero in effetti c'è: la nascita dell'Unione bancaria europea porterà con sé un piano d'azione per la risoluzione ordinata delle banche.

Innanzitutto la Bce vigilerà direttamente sulle più importanti banche europee (con i risultati che abbiamo visto nei stress test), in secondo luogo si darà il via al "single resolution mechanism". Di che si tratta? Lo spiega Il Giornale:

È, infatti, passato il principio-guida del bail-in , cioè il salvataggio delle banche con mezzi propri. Se le cose vanno male, come accaduto a Cipro, pagano prima gli azionisti (con aumenti di capitale mostruosi) e poi gli obbligazionisti (con una rinegoziazione del debito). Se la situazione non migliorasse, sarebbero i correntisti con depositi oltre i 100mila euro a rimetterci. È prevista, inoltre, l'istituzione di un fondo unico finanziato dagli Stati membri (che raggiungerà la dotazione di 55 miliardi nel 2024) per tamponare le eventuali carenze di liquidità. È chiaro che i prestiti del fondo andranno comunque restituiti dalle banche con le modalità sopra descritte. I piccoli risparmiatori che volessero chiudere i conti prima che la propria banca fallisca potrebbero dover aspettare almeno 15 giorni fino al 2018.

I correntisti con oltre 100mila euro di deposito quindi, sarebbero la misura d'emergenza per il salvataggio di una banca prima di ricorrere alle finanze pubbliche. La misura è ben spiegata anche su Finriskalert, in cui si spiega con precisione il funzionamento del bail-in e i rischi connessi:

l’ultimo aspetto che può dare adito a perplessità è quello legato al trattamento dei depositanti i quali dalla grande crisi degli anni Trenta del secolo scorso ad oggi mai sono stati coinvolti nel “salvataggio” di una banca. Impiegare anche le risorse dei depositanti nel salvataggio di una banca potrebbe spingerli a una corsa agli sportelli che avrebbe come conseguenza la realizzazione dell’evento temuto ovvero il fallimento della banca. Prova ne sia il caso Cipro dove i paesi europei, per evitare di finanziare con soldi dei loro cittadini il salvataggio degli intermediari ciprioti, hanno spinto per una soluzione della crisi che ha imposto rilevanti perdite in capo a tutti i creditori di queste banche, ivi compresi i depositanti. Di fronte a questa decisione si è assistito ad una fuga dei capitali stranieri, con il conseguente indebolimento del sistema finanziario.

Una misura che quindi, secondo alcuni analisti, potrebbe addirittura peggiorare la situazione della banca scatenando una corsa agli sportelli. Il tutto, comunque, non è né un piano segreto né si potrà scatenare dall'oggi al domani, visto che la sua entrata in vigore è prevista solo dal 2018, come si legge sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea.

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