Renzi, alle elezioni per fare il pieno con il voto dei moderati. E’ una partita a una sola porta, fra “democristiani”?

Da una parte Renzi e dall’altra Berlusconi, rispettivamente “proprietari” del Pd e di Forza Italia, giocano al gatto col topo con i dissidenti interni, concedendo quel poco che basta per convincere tutti ad andare avanti, cioè tirare a campare.

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Sia il primo che il secondo fanno e disfano come a loro pare e piace tirando a proprio uso e consumo quel pasticciaccio del Patto del Nazareno grazie al quale entrambi, pur in modo diverso, hanno di fatto in mano l’Italia.

L’esempio viene dalle questioni Jobs act-articolo 18 e dalla nuova legge elettorale dove, appunto, l’ex Cav dice a Fitto&C di aver alzato la voce nell’ultimo incontro con Renzi e quest’ultimo dice ai meno intransigenti dei propri dissidenti di aver fatto altrettanto con Berlusconi.

Così, lasciando di fatto tutto come prima nella sostanza, si tira avanti, non cambiando gli obiettivi di fondo: le elezioni anticipate per Renzi (con la nuova legge-truffa può puntare alla maggioranza assoluta in Parlamento) e invece il rinvio alle calende greche per Berlusconi (pur battuto può condizionare la politica del governo e continuare a pesare, salvando le sue “cose”). Ma il Paese, dentro il perdurare di una crisi feroce, è in ebollizione con una protesta di piazza sempre più vasta e radicale.

In questo quadro, non è detto che se Napolitano si dimetterà davvero all’inizio del nuovo anno, non recida il nodo con la spada, sciogliendo le Camere. E i cosiddetti “centristi” di governo: Ncd di Alfano, Udc di Cesa e Casini, PPI di Mauro Mauro ecc.?

Ncd è di fatto annullato politicamente, con Alfano che fa la bella statuina al Viminale e Sacconi sbraita sull’art. 18, senza che Renzi si degni di ascoltarlo. Ncd si limita a minacciare la crisi di governo ma se ne guarda bene di trarre le conseguenze, ben sapendo che il voto potrebbe cancellare il partito, rendendolo … extraparlamentare.

Si è arrivati a questo punto per la crisi del centro-destra tutto, con Forza Italia sempre in mano al rais di Arcore, e con tutti gli altri a girarci attorno, reduci rancorosi e inutili di quella DC a cui continuano a richiamarsi.

Solo l’ex ministro Mario Mauro insiste per recuperare la vasta prateria dell’astensionismo prevalentemente moderato (milioni di elettori delusi dal berlusconismo che disertano le urne ai quali lo stesso Renzi oggi si rivolge) sulla base di un progetto politico non senza credibilità, in una linea centrista autonoma, né con Berlusconi né con Renzi, tentando di mettere sotto uno stesso tetto i partiti italiani che stanno nel PPE europeo e le frange ex dicci vaganti nel Paese.

In teoria – a parte la scomoda presenza dell’ombra pesantissima dell’ex Cav – i vari spezzoni centristi dicono sì (con tanto di annunci roboanti di immediata costituzione del Partito dei Popolari italiani) ma poi si danno uccel di bosco, pensando ognuno al proprio orticello, anche perché la legge elettorale Renzi-Berlusconi non lascia speranze. Dove sono i grandi ideali, i grandi progetti, il nuovo grande partito dei moderati (senza Berlusconi?) capace di creare l’alternativa alla sinistra neodiccì renziana?

Il presidente dei Popolari per l’Italia Mario Mauro non si dà per vinto e cerca di ricucire la tela centrista piena di strappi. Dice l’ex ministro: “ Noi confermiamo l’obiettivo dell’unificazione delle esperienze politiche che si riconoscono nel Partito popolare europeo. In particolare i Popolari per l’Italia sostengono la necessità di dare vita ad un soggetto politico unico mediante lo scioglimento dei partiti che oggi fanno parte del Ppe, ovvero Forza Italia, Ncd, Udc e gli stessi Popolari per l’Italia, per poi di conseguenza arrivare all’unificazione dei gruppi parlamentari. Si tratta di un passaggio indispensabile per affrontare nel migliore dei modi le prossime elezioni amministrative e regionali e preparare l’alternativa alla sinistra bloccando anche lo sfascismo del M5S”.

Mauro chiama, chi risponde? Comunque è una partita a una porta, fra … democristiani!

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