Renzi e Pd, giù nei sondaggi. Dalle prossime elezioni regionali emiliane il segnale della tempesta in arrivo?

Le elezioni di domenica prossima 23 novembre in Emilia Romagna vanno al di là dei confini regionali, daranno un segnale politico nazionale, in particolare diranno qual è oggi lo stato di salute del Pd.

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Nella ex regione rossa ed ex “scrigno” del buon governo della sinistra riformista, in una realtà di un forte e radicato partito passato in quattro e quattr’otto dal “tutti con Bersani al tutti con Renzi, c’è fra gli elettori del pidì martoriati dagli scandali dei propri dirigenti di partito ed esponenti istituzionali, grande delusione e disorientamento.

I meeting per rinsaldare il controverso Patto del Nazareno fra Renzi e Berlusconi impegnati con la nuova legge elettorale-truffa a spartirsi tutto il potere, le polemiche fra premier e regioni sul palleggiamento di responsabilità e colpe del dopo alluvione, la crisi economica che non si ferma, le riforme che non arrivano, l’Italia che non “cambia verso” con il suo carico di mali vecchi e nuovi, allargano sul piano nazionale l’area degli scontenti, specie nel Pd.

La conferma viene dagli ultimi sondaggi (Atlante Politico di Demos) che per la prima volta dal voto delle Europee vedono un forte calo di fiducia verso il Pd (4 punti in meno!) e un tonfo del premier: -13% in un mese! Che succede?

Pesa soprattutto l’incapacità del governo sulla crisi che non si sblocca di un millimetro, ma nell’elettorato di sinistra pesano le divisioni permanenti ai vertici del pidì, divisioni che a Roma hanno un sapore “nobile” fra i cosiddetti moderati e i cosiddetti antagonisti ma che nel territorio si acuiscono e sprofondano nella melma: guerra nei feudi fra feudatari, con il codazzo di vassalli, valvassori, capibastone di cordate di ogni tipo, una vera e propria lotta fra “bande” che hanno portato il Pd ad essere sempre più un comitato elettorale cerca voti e arraffa poltrone, in combutta con i potentati affaristici ed economici di varia risma.

Inutile nascondersi: così è quasi ovunque e le eccezioni – che ci sono – confermano la regola. Non solo: alla faccia della tanto sbandierata rottamazione, ci sono “compagni” intramontabili e inamovibili (di dubbia qualità e di dubbia moralità) su poltrone importanti (dalle Camere di Commercio alle municipalizzate ecc.), gente salita di corsa con armi e bagagli sul carro renziano, che gestisce per lo più se stessa, dedita al proprio potere personale e quello di amici e amici degli amici, un mix della peggior diccì e del peggior Psi.

Sul piano politico, il Pd è in calo, ma ancora non frana perché Renzi riesce a tamponare la situazione con un mix di speranza e di promesse, quanto non con elarginazioni populiste quali quella degli 80 euro, recuperando nel centro-destra quel che perde a sinistra.

Ma la realtà, pur sotto traccia, è in movimento e tutto può accadere. E le elezioni di domenica prossima in Emilia Romagna daranno un segnale importante. Intendiamoci, anche lì non c’è alternativa al partito di Renzi, nel senso che non ci sono partiti, liste e candidati adeguati, che godono di una fiducia competitiva. Anche se Grillo regge e la Lega di Salvini è pronta all’assalto della diligenza.

Allora? L’elettorato emiliano-romagnolo avrà una sola carta alternativa, quella dell’astensione. E così sarà. Un allarme per il Pd e per Renzi. Ecco perché, al di là delle rassicurazioni, prima che sia troppo tardi, il premier-segretario punta alle elezioni anticipate. Prima che nel solaio, spariscano tutte le noci …

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