Renzi, fra i “pensatori” mondiali di Foreign Policy. Ma in Italia …

Mentre incassa un posto fra i primi 100 “pensatori” (letteralmente “decision makers”) del globo dalla rivista americana Foreign Policy, Matteo Renzi e il Pd in Italia perdono consensi nei sondaggi di Emg per il Tg di La 7.


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Solo una nuvola di passaggio o una doccia fredda che anticipa un febbrone da cavallo? Di certo, come sempre anche in politica, i nodi vengono al pettine e in questo caso alle tante promesse del premier per far “cambiare verso” all’Italia non sono – per ora – seguiti fatti significativi.

La stessa bandiera degli 80 euro, fattore non secondario del trionfo del Pd alle Europee, si è afflosciata: gli effetti di quel bonus si sono liquefatti come neve al sole, bruciati dall’aumento delle altre imposte (specie quelle locali) e dal welfare che si riduce progressivamente togliendo potere d’acquisto e peggiorando la vita quotidiana dei cittadini, in particolare quella delle famiglie.

Le recenti alluvioni sintetizzano la realtà del Paese, quasi in ginocchio per le malefatte vecchie e nuove della politica che negli ultimi vent’anni ha avuto “altro” da fare. Tutti i Paesi sono in crisi, ma mentre altri sono in ripresa grazie alle scelte concrete e innovative di politica economica, da noi c’è ancora il buio più completo e non si vede all’orizzonte un filo di luce.

Il Paese è fermo, i lavoratori sono in piazza innescando una protesta che va ben al di là dei confini sindacali, non c’è nessuna iniziativa di rilievo in Europa dove persino il semestre di presidenza sta passando invano non lasciando nessuna traccia. Cosa ne è stato delle tante riforme promesse? Non ce n’è una di rilievo che sia giunta fin qui a compimento: nessuna nuova legge che fa da volano per rimettere in moto il Paese. Tutto pare ruotare attorno alla nuova legge elettorale, perno di quel controverso Patto del Nazareno fra Renzi e Berlusconi di cui ancora non sono chiari i confini, se non quello della spartizione del potere fra i due leader.

La legge di stabilità nasconde il trucco: a pagina 29 della nota del Def si prevedono per il 2015 maggiori entrate per 75,2 miliardi, sopravvalutando in modo irrealistico la crescita economica e la stima del recupero dell’evasione fiscale e della spending rewiev. E il buco come lo copriamo?

Risponde secco l’ex ministro Mario Mauro: “Con l’Iva al 25%!”. Insiste il presidente dei Popolari per l’Italia: “Un conto è assumere un atteggiamento positivo e ottimista, un altro è compiere azzardi che rischiano di scassare definitivamente il bilancio dello Stato. In questo quadro gli investitori internazionali dubitano della capacità riformatrice del governo”.

Ma dove vuole andare davvero Renzi? Mauro taglia corto: “Non vorrei che dalla politica della propaganda si passasse rapidamente alla propaganda elettorale. Magari per coprire con il ricorso alle urne le tante cose che non vanno. E non basta certo a fugare i dubbi assicurazione congiunta Renzi-Berlusconi che giurano che si voterà nel 2018”. Ecco.

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