Renzi, fallimento in Europa. E in Italia?

Sarà anche vero quel che diceva pochi giorni addietro Matteo Renzi: “I nostri partner europei sono impressionati dall’elenco delle riforme che vogliamo fare”, ma quante riforme “vere” e “concrete” sono state fatte dal governo fino ad oggi?

BELGIUM-EU-ITALY-UKRAINE-RUSSIA-CRISIS

E cosa resta del programma presentato da Renzi tre mesi fa, avviando il semestre europeo a presidenza italiana, programma il cui preambolo recitava: “Crescita e occupazione, spazio di libertà e sicurezza per un pieno esercizio dei diritti di cittadinanza e un ruolo più forte dell’Europa nel mondo saranno i capisaldi del nostro programma di Presidenza”?

Manca poco più di un mese dalla scadenza del “nostro” semestre e il divario fra il dire e il fare è impressionante.

Non solo non si è modificato, al di là di quanto promesso dal premier italiano, il rapporto fra “austerità” e “crescita” lasciando alla Merkel (in primis) il diritto di continuare a dettar legge a favore della Germania con gli altri Paesi ridotti a semplici gregari, ma addirittura non c’è neppure l’accordo sul bilancio Ue 2015.

Bilancio-beffa per l’Italia e per altri Paesi accusati di non rispettare i criteri europei, quando l’Ue sfora il proprio bilancio di 30 miliardi (!) per spese “fuoriditesta”, non pagando invece i propri debiti a chi lavora, a cominciare dalle aziende italiane. Non è questa la sede per entrare nel merito della questione specifica, qui si vuole solo ricordare che l’Italia dà all’Ue molti più soldi di quanti ne riceve e sarà quindi opportuno che Renzi utilizzi l’ultimo mese della sua presidenza per una sterzata.

Ma chi ci crede, dopo che il “cambio di passo” della Ue promesso da Renzi si è risolto in una bolla di sapone a dimostrazione – appunto – che non bastano annunci di battere i pugni sul tavolo per pesare politicamente e fare davvero “cambiare verso” all’Europa? Più o meno, pari pari di quel che accade in Italia dove tutto resta allo status degli annunci e delle promesse.

L’ultima “perla” viene dalla riforma della giustizia dove la montagna ha partorito il topolino con la “balla” (anche qui) delle ferie dei magistrati, di fatto “allungate” invece che “ridotte”.

Dice il giudice di Cassazione Piercamillo Davigo: “Pensavano di accorciare le ferie ai magistrati, invece ce le hanno allungate: sono dilettanti allo sbaraglio”.

Spiega Davigo: “"Questo perché hanno introdotto un articolo bis per cui le ferie sono di 30 giorni. Però non hanno abrogato il precedente articolo che dice che quei magistrati con funzioni giurisdizionali ne hanno 45. Quindi, solo ai fuori ruolo hanno ridotto le ferie. Nella nuova norma però hanno detto che i giorni devono diventare netti perché finora durante le ferie noi scrivevamo le sentenze. A questo punto, perciò, se diventano nette io devo smettere di fare udienza 15 giorni prima perché in quei 15 giorni devo scrivere le sentenze. E quando finisco le ferie non posso cominciare subito con le udienze perché devo studiare prima i processi e quindi comincerò 15 giorni dopo. Quindi da 45 i giorni sono diventati 75. Le hanno allungate, dilettanti allo sbaraglio, c’è da avere paura".

Ecco.

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