Elezioni USA 2012: guida al sistema elettorale


Il sistema elettorale degli Stati Uniti è un meccanismo complesso, rimasto sostanzialmente invariato dall'inizio del 1800. All'indomani dell'Indipendenza, gli Stati dell'Unione si trovarono davanti alla necessità di dare vita ad un sistema legislativo e politico che tenesse conto dei diritti e dell'autonomia dei singoli stati ma che avesse una forma unitaria, per questo la modalità di elezione del presidente fu oggetto di lunghe dispute: fu scartata subito l'ipotesi di farlo eleggere dal Congresso, perché questo lo avrebbe privato della legittimazione popolare, ma l'idea di farlo eleggere direttamente esponeva al rischio che i cittadini votassero solo per un candidato del proprio stato. L'escamotage fu quindi quello di creare per ogni stato un collegio elettorale formato dai Grandi Elettori cui demandare il compito di eleggere il presidente.

Ogni stato ha diritto a due Grandi Elettori più il numero di deputati inviati alla Camera dei Rappresentanti, e poiché i deputati sono attribuiti proporzionalmente alla popolazione degli stati, il numero di Grandi Elettori rispecchia la popolosità dello stato. Perciò la California, che ha 35 milioni di abitanti, ha 55 Grandi Elettori, altri come il Vermont o il Wyoming ne hanno solo 3. In tutto i Grandi elettori sono 538, e per essere eletto presidente un candidato ne deve conquistare almeno 270. Ogni stato ha un sistema di voto diverso, ma generalmente l'attribuzione dei voti elettorali avviene secondo il criterio detto "winner-takes-all": il candidato che vince anche solo con un voto di scarto ha diritto a tutti i voti elettorali di uno Stato.

41 giorni dopo l'Election day, ovvero il lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre, i Grandi Elettori si riuniscono ciascuno nella capitale del proprio stato per esprimere il voto al ticket presidenziale. Il 6 gennaio il Congresso a Camere riunite conteggia i voti e nomina ufficialmente il nuovo Presidente. Perciò, in linea puramente teorica, è sbagliato dire che il nome del presidente sarà noto subito dopo l'election day, ma in pratica è così perché, sebbene la Costituzione non preveda il vincolo per i Grandi Elettori di votare il candidato vincitore nel loro collegio, in più della metà degli stati questa ipotesi è punita come tradimento.

Cosa succede se nessuno dei candidati raggiunge i 270 voti? Questa è un'ipotesi non applicabile alle elezioni moderne, in cui i candidati in grado di conquistare uno stato sono solo due, ma in passato quando erano tre o più c'era il rischio che nessuno raggiungesse in quorum. In questo caso la Costituzione delega alla Camera dei Rappresentanti la scelta tra i tre candidati più votati. Questo è avvenuto solo due volte nella storia americana: nel 1800 (Thomas Jefferson) e nel 1824 (John Quincy Adams).

Tra i vari problemi presenti in questo sistema elettorale - che più volte si è proposto di riformare - il più intuibile è il rischio che un candidato raggiunga la maggioranza dei Grandi Elettori pur non avendo ottenuto la maggioranza nel voto popolare: può capitare quando, per esempio, un candidato conquista una larghissima maggioranza in stati poco popolosi mentre un altro vince di misura in quelli con il maggior numero di abitanti. Nel 2000 George W. Bush è diventato Presidente nonostante Al Gore avesse ottenuto più voti di lui, in precedenza era successo a John Quincy Adams nel 1824, a Rutherford Hayes nel 1876 e a Benjamin Harrison nel 1888. E, a giudicare dai sondaggi, c'è il rischio che succeda anche quest'anno con Obama e Romney.

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