Renzi, l’intransigenza del governo ricompatta i sindacati. Camusso non è più … sola

Nella logica di Matteo Renzi, uno come Carmelo Barbagallo, il 67enne nuovo segretario generale della Uil, sarebbe stato “rottamato”.

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Invece il nuovo capo sindacale venuto dalla gavetta (a 8 anni garzone di barbiere, poi apprendista in un pastificio e in una cooperativa ittica, precario alle poste, operaio alla Fiat di Termini) sa il fatto suo: “Io non sono anziano, ho solo iniziato prima” e come biglietto da visita si presenta con la scelta della “sua” Uil di aderire allo sciopero generale già promosso dalla Cgil il 12 dicembre e rifiutato dalla Cisl che chiama alla lotta solo i dipendenti pubblici.

I sindacati, si sa, si portano il fardello di divisioni antiche e nuove e di ritardi di vario tipo, (culturali, programmatici, organizzativi, di rappresentanza) e lo sciopero generale non risolve d’incanto né i problemi del Paese né quelli del nuovo ruolo e della nuova identità del sindacato. Ma ogni organizzazione usa i tempi imposti dagli eventi e i modi che può usare e il movimento sindacale, per sua natura, non può rimanere a guardare, sperando nella benevolenza del governo e del padronato.

Il segretario generale uscente della Uil, Luigi Angeletti, dal palco del XVI congresso del sindacato, ha chiarito il ruolo delle organizzazioni dei lavoratori messe in discussione dal governo Renzi: "L'attacco al sindacato è frontale. Tentano di delegittimare la nostra rappresentatività. Ci spingono persino a sostituire la nostra base di rappresentanza, sostenendo che non ci occupiamo di giovani, precari, disoccupati. Invece noi siamo gli unici che in migliaia di accordi abbiamo stabilizzato il lavoro delle figure precarie". E al premier: "Renzi abbandoni la polemica e si concentri sulla soluzione dei problemi veri del Paese".

Poi la frecciata a Renzi: "ci puo' essere ancora qualcuno che prova a far funzionare l'iPhone con un gettone telefonico ma è altrettanto fuori dalla realta' chi si ostinasse a governare il Paese con un tweet".

Infine l’attacco ai partiti: "La politica ormai liquida, sembra aver smarrito il senso delle priorità perché insegue, ipnotizzata, le mode e sembra soggiogata dalla visibilità mediatica. E in una società liquida, una struttura solida e organizzata come quella sindacale viene vissuta come un'anomalia, un ostacolo all'indistinto fluire dei processi sociali che sono guidati da mercati senza più regole, e dagli interessi dei ceti più forti".

Sorride compiaciuta Susanna Camusso. La Cgil rompe l’isolamento e tira diritto per dimostrare che gli scioperi e le manifestazioni non sono inutili. Se non altro – scrive su Rassegna.it l’ex giornalista de l’Unità Bruno Ugolini – le lotte in corso hanno contribuito a diffondere tra i governanti più attenti il timore di una progressiva perdita di consensi elettorali. Hanno contribuito a determinare sia pure modestissime e insufficienti correzioni al pacchetto di norme sul lavoro. È chiaro che la partita resta aperta e troverà nuovi sviluppi quando si passerà ai cosiddetti decreti attuativi del Jobs Act”.

Il sindacato corre oggi molti rischi,anche di debordare nel pansindacalismo, entrando cioè a gamba tesa “nella politica”, addirittura surrogando il ruolo dei partiti, comunque incidendo negli equilibri politici, addirittura nelle stesse competizioni elettorali.

Non è un mistero che i militanti e gli iscritti della Cgil (5 milioni!), dopo aver votato Renzi nelle primarie e votato Pd alle Europee oggi si sono messi di traverso contestando il governo e il partito di riferimento. I primi segnali per Renzi, a danno del Pd, si avranno già nelle elezioni regionali di domenica prossima in Emilia Romagna?

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