Obama presidente: e adesso?

Siamo tutti reduci dalla sbornia elettorale e da una lunga notte, seguita da vicino da PolisBlog. Alla fine Obama ha vinto e Mc Cain si è dimostrato un ottimo perdente, leale e coraggioso. Pochi dopo una sconfitta magari prevista, ma non per questo meno bruciante, avrebbero avuto l'onestà intellettuale di riconoscere che Obama era l'uomo giusto e sarà il presidente di tutti. Queste sono state le parole dello sconfitto, cui va reso onore al merito.

E dunque abbiamo il primo presidente afro-americano della storia. Ci aveva provato più volte Jesse Jackson ma senza grosse prospettive, e ora il sogno anche suo si è realizzato. Tutti felici, tutti contenti e via di corsa a pubblicare titoloni come "L'America cambia pelle" (Repubblica), "Il sogno" (l'Unità), "l'America cambia" (Giornale e Corriere). Ma è ora che viene il bello, e il sogno si scontrerà col primo drammatico banco di prova, quella crisi dei mercati che è stata il principale propulsore della scalata del candidato democratico.

Obama ha saputo infondere più fiducia di Mc Cain, ma il tempo delle parole è finito e ora bisogna passare ai fatti. Poi c'è il nodo della sanità. Il sistema sanitario americano ha delle storture spaventose e andrebbe riformato da capo a piedi. Avrà il coraggio Obama di pestare i piedi a tutte le lobby e a ripensare l'intero sistema economico del paese per riformare un settore cruciale?

Nella foto: "Sneakers Barack Obama"

Infine, la politica estera. Difficilmente l'Afghanistan verrà toccato, per il momento, ma l'Iraq? Il periodo di transizione democratica, nonostante qualche successo, è tutt'altro che terminato e abbandonare ora il paese equivale a gettarlo nelle mani dei fondamentalisti. Si verificherebbero innumerevoli rese dei conti e un'anarchia di fatto, col bel risultato di veder crescere esponenzialmente l'influenza iraniana sull'area, privata del suo storico contrappeso. E tutto questo proprio mentre la leadership di Ahmadinejad sta finalmente vacillando e i riformisti rialzano la testa. Colpa di Bush, si dirà; forse sì o forse no, ma a noi questo interessa fino a un certo punto.

Il punto è che è l'equilibrio del mondo a essere in gioco, e non sarà un ritiro incondizionato delle truppe a migliorare le cose. Con buona pace dei pacifisti a senso unico.

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