"Israele Stato-Nazione del popolo Ebraico". Il governo Netanyahu approva la norma

Israelis Killed In Synagogue Attack

Il governo di Tel Aviv alla fine è stato di parola. Lo aveva annunciato nel maggio scorso, provocando anche la presa di distanza di alcuni ministri come Tzipi Livni, e oggi il progetto di legge, che definisce "Israele Stato della Nazione ebraica", è stato approvato a maggioranza dall'esecutivo presieduto da Benjamin Netanyahu (15 voti favorevoli e 7 contrari).

A dire no alla norma sono stati i ministri di cultura laica, tra cui quello delle Finanze del partito del Likud (lo stesso del premier), Yair Lapid. Quest'ultimo ha minacciato di passare all'opposizione e ha dichiarato di essere in imbarazzo per la deriva ultra-conservatrice che ha investito la sua formazione politica. Forti critiche sono arrivate anche dall'opposizione.

Il leader dei laburisti, Yitzhak Herzog, ha accusato il governo di irresponsabilità, perché ha deciso di mettere in campo una misura del genere proprio in un momento in cui la tensione tra israeliani e palestinesi è altissima. Anche Zahava Galon, del partito di sinistra sionista Meretz, ha preso le distanze, definendo l'iniziativa dell'esecutivo "un crimine" contro la democrazia.

Netanyahu, per parte sua, ha assicurato che i diritti civili di tutti i cittadini saranno garantiti, ma che allo stesso tempo occorre ribadire che Israele è Stato del popolo ebraico, visto che c'è chi, all'estero, va sempre più avvalorando la tesi che si debba creare uno stato bi-nazionale. A sostenere la scelta odierna, sono stati anche il partito ultra-nazionalista Focolare ebraico e il suo leader, il ministro dell'Economia Naftali Bennett. La sintonia tra il Likud e la formazione che difende gli interessi dei coloni non è certo una novità: il premier, infatti, ha sempre sostenuto le occupazioni coloniche illegali e ha continuato ad approvare la costruzione di nuove unità abitative, nonostante i richiami della comunità internazionale.

La norma ora dovrà essere presentata al Parlamento e, se sarà approvata, costringerà i legislatori e i giudici ad ispirarsi maggiormente "ai valori dell’ebraismo".

Inutile girarci intorno, come stanno facendo le testate on line in queste ultime ore, se il dispositivo ottenesse il sì definitivo della Knesset, saremmo davanti ad un'operazione con risvolti razzisti e fondamentalisti, alla faccia della pretesa laicità di Tel Aviv nel panorama mediorientale. Inoltre, tale provvedimento impedirebbe definitivamente ai profughi del '48 e ai loro discendenti di tornare nei territori di origine (diritto statuito da una risoluzione Onu nel 1940).

Così, dopo le costanti limitazioni di movimento dei cittadini palestinesi all'interno del territorio israeliano e la serie di norme discriminatorie già in vigore (come la legge che prevede la riduzione della rappresentanza delle minoranze, la legge sul divieto di ricongiungimento familiare tra palestinesi di Israele e il coniuge residente in Cisgiordania o a Gaza, la legge sull'estensione dei benefici statali per chi ha compiuto il servizio militare, che i palestinesi ovviamente scelgono di non fare, e la legge riguardante il piano di fondi stanziato per le scuole palestinesi che adottano libri di testo israeliani) Netanyahu, oggi, aggiunge un altro tassello ad un chiaro progetto separatista.

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