Decreto Tremonti sull'editoria: il sub-emendamento 0.70 bis che non ti aspetti.

da il manifestoLunedì sera la commissione bilancio della camera ha approvato all'unanimità e con il parere favorevole del governo il sub emendamento che garantisce i fondi della legge sull'editoria per il 2008. Una tregua, o meglio un rinvio dell'incostituzionale e devastante decreto tremonti sull'editoria, che andava a distruggere parte dell'informazione e del pluralismo esistenti.

Il 2008 è salvo, il governo riconosce che non può intervenire con la scure sui bilanci di un anno quasi concluso. La commissione ha approvato il sub-emendamento o.70 bis, che modifica l'articolo 44 del decreto Tremonti, rinviando la sua applicazione "a decorrere dall'esercizio finanziario successivo a quello di entrata in vigore del regolamento".

Cosa ha fatto cambiare idea al governo, istillando una dose inaspettata di buon senso? La pressione di cooperative giornalisti partiti e intellettuali? L'onda lunga della protesta sulla riforma che diventa critica globale a "Berlusconia"? Fatto sta che alla luce dell'operato di questo governo anche un piccolo rinvio appare come una grande vittoria, a difesa del pluralismo dell'informazione e della sua parte più debole, indipendente da poteri economici e politici che regnano nel far west del mercato selvaggio.

Il sub emendamento aggiunge inoltre che il regolamento attuativo delle nuove norme deve essere sottoposto al parere vincolante delle commissioni parlamentari competenti, che tradotto significa che a decidere quanti fondi pubblici dedicare all'informazione non sarà più solo il governo ma anche altri parlamentari eletti.

Un pò di respiro per molte testate indipendenti, e un pò di tempo per organizzarsi in vista del prossimo assalto di Tremonti all'informazione, creando un movimento che si opponga al decreto e si adoperi per proposte costruttive. A differenza di Grillo, convinto della necessità di tagliare i fondi a tutti lasciando l'informazione in balia del mercato, un movimento serio dovrebbe combattere per una legge che vari regole trasparenti sui fondi pubblici, regole adatte ad arginare gli squilibri indecenti del mercato editoriale italiano.

Una legge che abbia il consenso della gente e che faccia piazza pulita degli sprechi e dei fondi elargiti a giornali inesistenti, a imprese mascherate da cooperative e a colossi editoriali già cannibali sul mercato. Una battaglia è stata vinta, la guerra è appena cominciata.

Vignetta/Il Manifesto

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