Renzi, “regionali” da cartellino rosso. Patto del Nazareno e Partito della Nazione, addio?

Il 2 a 0 con cui Matteo Renzi commenta su twitter i risultati delle elezioni regionali di ieri, più che l’analisi di un leader politico pare lo sfogo di un tifoso da curva sud dopo la vittoria della propria squadra (a una sola porta e senza … portiere) ridotta a brandelli, coperta di fischi.


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700 mila voti perduti dal partito del premier-segretario in Emilia Romagna in un giorno e una affluenza al voto del 37,67% sono un segnale inequivocabile della crisi di un partito deluso e disorientato dalla malapolitica locale e dalla politica dei cinguettii su twitter, tutta fumo e poco arrosto.

Il Pd (o la stessa democrazia?), se non al de profundis, è a un passaggio cruciale, con la bandiera a mezz’asta. Il 40 per cento e passa delle europee – come previsto - si è frantumato alla prima verifica elettorale: i dati, seppur locali ma significativi dato il test in una realtà come quella emiliano-romagnola, non consentono scuse.

E Renzi che fa finta di nulla e gongola apre interrogativi non solo sulla capacità di affrontare la crisi del Pd ma quella dell’intero Paese. E la debacle di Grillo, il ko di Berlusconi, l’ascesa di Salvini? Sono – ognuna con la propria peculiarità - l’altra faccia della stessa medaglia di una politica che dopo vent’anni di berlusconsimo (con tutti gli annessi e connessi) raccoglie ciò che ha seminato.

Ancora un passo e la democrazia italiana entra in una fase da penombra, in una melma dove sarà difficile ritrovare l’identità di un popolo, il senso del vivere comune di una nazione. Ma non si può incolpare il popolo. Ieri gli italiani chiamati alle urne hanno usato l’unico strumento a disposizione – rimanere a casa - per far capire come la pensano: una volontà politica che più chiara non si può.

Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti dicevano che il “silenzio” e l’astensionismo sono la più forte dichiarazione politica del dissenso, una volontà politica cui prestare attenzione per intraprendere la svolta. Berlusconi ha diviso l’Italia in due ma con un bipolarismo forte incentrato su due partiti grandi, Forza Italia e Pd. Renzi ha diviso e parcellizzato gli italiani, ma con il Pd in stato confusionario. L’Italia “ladylike” della Moretti, l’Italia dei Twitt di Renzi, l’Italia dei talk show di cartapesta si dimostra per quello che è: una bolla di sapone, un bluff.

Che copre l’Italia dei furbetti e furboni della politica, un carrozzone dove si salta ogni volta per il proprio potere, nel vezzo italico oggi degenerato, quello del trasformismo. Alla prima vera prova, non regge il Pd partito marmellata e in guerra contro la Cgil, va ko il Patto del Nazareno, va in frantumi il Partito della Nazione, solo un miraggio pseudo intellettuale possibile con una legge elettorale-truffa.
Scrive Federico Quadrelli: “ Oggi una cosa sicuramente è certa: non c’è nessun partito della nazione. Sarebbe il caso che il Segretario Matteo Renzi torni a preoccuparsi della questione della “partecipazione”, cambiando un po’ il suo modus operandi e anche lo stile di comunicazione, poiché un PD prosciugato di iscritti non è bene. E ancora peggio vedere delle elezioni prosciugate di elettori”. In altri tempi, un dato elettorale così avrebbe comportato le dimissioni dell’intero gruppo dirigente (non solo regionale) aprendo un confronto con la partecipazione degli iscritti, con un congresso vero.

Sarà così? No. Il “rottamatore” – lo dimostra il suo primo commento al voto – tirerà diritto, spingerà sulla legge truffa dell’Italicum, portando i Pd in un vicolo cieco. Solo il Pd o l’Italia intera?

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