La vittoria di Obama: le conseguenze sulla politica ambientale italiana


A partire dal momento in cui la vittoria di Barack Obama è stata ufficializzata, le forze politiche italiane hanno fatto a gara a saltare sul carro del vincitore, dichiarando il proprio sostegno all'ormai ex senatore dell'Illinois. Fenomeno bizzarro in un paese che si era già segnalato come il più pro-McCain di tutta l'Europa occidentale.

Sforziamoci però di ignorare questo indegno spettacolo e di guardare a quelle che potrebbero essere le principali conseguenze dell'imminente presidenza Obama sulla politica del governo italiano. Un primo esempio è sicuramente l'ambiente: Obama ha promesso di impegnarsi a fondo per contrastare il riscaldamento globale, con una sterzata a 180° rispetto alla linea seguita dagli USA durante gli otto anni di George W. Bush. Non a caso nel suo primo discorso il president-elect ha citato il "pianeta in pericolo" tra le più importanti sfide del suo mandato - addirittura prima della crisi finanziaria.

Un dettaglio forse, ma di quelli pesanti. E soprattutto una linea completamente opposta rispetto a quella seguita dal governo Berlusconi, che si è recentemente distinto per anti-ambientalismo minacciando il veto sull'accordo 20-20-20 sostenuto dai principali paesi europei.

Uno degli argomenti del governo italiano era infatti il seguente: che senso ha per l'Europa prendere degli impegni così gravosi per ridurre le emissioni nocive, se grandi inquinatori come Cina e USA non fanno altrettanto? Una linea aspramente contestata da Sarkozy, Merkel, Brown e Zapatero, che sostengono precisamente che se l'Europa non dà il buon esempio, nessuno si muoverà.

Con l'elezione di Barack Obama la posizione italiana diventerà con ogni probabilità sempre meno "sostenibile" sul piano internazionale. Oltre che dal punto di vista ambientale.

Foto: db(tm), Flickr.

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