Stato Islamico, la rivoluzione "social" che viene dall’alto

Cambio di strategia nella diffusione di messaggi, foto e video dopo l’aggressività virale degli scorsi mesi

Lo Stato Islamico ha cambiato la propria strategia social: dopo mesi di “bombardamenti mediatici” nei quali all’espansione territoriale del califfato è corrisposta un’aggressiva politica di viralizzazione del proprio messaggio, ecco arrivare il contrordine.

I messaggi vanno disciplinati: selfie inopportuni, combattimenti ed esecuzioni en plein air, camera car nei deserti del Medio Oriente possono diventare preziose informazioni per gli analisti delle intellligence occidentali.

È già tempo di controrivoluzioni. Secondo Aymenn Jawad Al-Tamimi dell’Università di Oxford

lo Stato Islamico non vuole che i suoi membri o simpatizzanti divulghino qualcosa che possa costituire un bersgalio importante per le forze della coalizione.

Ma i social possono davvero essere utili per individuare cellule e gruppi degli jihadisti in Medio Oriente? Bellingcat, un collettivo di citizen journalist è riuscito a localizzare un centro di addestramento di Mossul, in Iraq, grazie alle foto pubblicate da alcuni miliziani. Come? Utilizzando Panoramio un servizio di hosting di foto che può essere incrociato con Google Maps.

I nuovi comandamenti del comitato generale dello Stato Islamico vietano di condividere informazioni su: 1) raid aerei del nemico, 2) dislocazione dei convogli da una regione all’altra, 3) operazioni di preparazione, 4) tecniche di preparazione delle armi, 5) la morte di un dirigente o di un emiro prima che sia stato emanato un comunicato ufficiale dell’Is, 6) la localizzazione delle caserme, 7) immagini che permetterebbero il riconoscimento di membri dell’is e in particolar modo di combattenti stranieri che lo hanno raggiunto, 8) l’inserimento nel califfato di gruppi o persone prima che vi sia una dichiarazione ufficiale dello Stato Islamico.

Per dare notizia di queste nuove regole sono stati utilizzati i social, specialmente Twitter.

L’hashtag #campagnadidiscrezionemediatica viene lanciato il 27 settembre e utilizzato in 10mila tweet nel giro di poche ore. Un memorandum che viene ribadito con cadenza mensile.

Non sono previsti sconti per chi non si adegua al nuovo corso: un adolescente viene crocifisso sulla pubblica piazza dopo avere scattato delle foto delle installazioni del gruppo a Raqqa, in Siria. I jihadisti moltiplicano i controlli nei cybercafè e sequestrano smartphone in maniera inopinata. Un siriano proprietario di un cybercafè nella regionbe di Hama ha raccontato che prima del giro di vite dell’is, i suoi simpatizzanti trascorrevano ore e ore a postare le foto e i video ripresi con i loro telefoni cellulari. Tutto d’un colpo gli internet cafè si sono svuotati.

Secondo l’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo avrebbe già giustiziato una ventina dei suoi militanti sospettati di avere fornito informazioni al nemico attraverso condivisioni sui social media.

Oltre alla disciplina nella pubblicazione, i militanti dell’Is stanno cercando di rendere sempre più sicure le loro tecniche di utilizzo di Internet. Gli jihadisti hanno assorbito alcune delle principali tecniche degli hacker: dall’apertura di account in totale anonimato al camuffamento del proprio Ip, dalla decrittazione dei messaggi all’utilizzo di Tor.
Al conflitto che si combatte fra Siria e Iraq se ne aggiunge un altro, non meno importante, che si svolge sul web.

Syria Briton Slain

Via | Le Monde

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