Renzi, chi ha in mano le redini del “gioco”?

Al di là delle apparenze e dei patti scritti o verbali oggi in Italia non c’è una maggioranza di governo con più partiti ma comanda di fatto solo un partito, il Pd di Matteo Renzi.

mat e nap

Ministri come Angelino Alfano (Ncd) sono l’eccezione che conferma la regola, cioè “belle statuine” fatte girare nel teatrino della politica con una “carica” (a batteria) a tempo decisa dal premier-segretario sempre pronto a staccare la spina al suo governo e chiamare gli italiani a nuove elezioni politiche anticipate. Tutto chiaro, allora? No.

Perché non si capisce se è Renzi ad avere in mano il pallino e dirigere davvero tutta l’orchestra o sono gli altri (chi?) a dare al giovane fiorentino tutta la corda che vuole per .. “impiccarsi” da solo. La realtà è sotto gli occhi di tutti: la crisi (non solo economica) non arretra, le vere riforme sono sempre annunciate e mai realizzate, di fatto passa solo il restringimento dei diritti dei lavoratori, la diminuzione del loro potere d’acquisto e del welfare, la “liquidazione” del ceto medio, lo sfarinamento di artigiani, commercianti, piccoli imprenditori e aumentano solo il senso di insicurezza, gli evasori fiscali, i benefit delle mille caste, la sopraffazione dei forti sui deboli, quindi la sfiducia e il disorientamento, fino al rifiuto dei cittadini di andare alle urne per votare.

Pessimismo? Ci sono anche sprazzi di luce, ma non riescono a bucare la coltre di una realtà al limite del ko. Non c’è solo la protesta di piazza organizzata (il 12 dicembre lo sciopero generale di Cgil e Uil) che dà il senso di contestazione, di instabilità e di precarietà permanente del Paese, al limite dell’ingovernabilità.

Ci sono segnali preoccupanti di vario tipo: dalle alluvioni che mettono ko interi territori abbandonati da decenni alla speculazione e al degrado, ai fatti di Tor Sapienza agli scontri di Milano sugli sgomberi, al “film” da C’era una volta in America con l’assalto di banditi a un van portavalori in A1 a due passi da Milano, per non parlare della devastazione di una scuola napoletana, esempio di quel che succede in tante altre scuole d’Italia, dove dentro accade di tutto (meno l’insegnamento) e da fuori imperversano gli spacciatori e bande di teppisti (di buona famiglia?) assaltano gli istituti rubando computer, soldi dalle macchinette, imbrattando tutto, minacciando chiunque osi contrastarli. E lasciamo perdere la patata bollente degli immigrati, con tutti gli annessi e connessi o il ruolo della polizia, fra le manganellate che dà e gli insulti e gli sputi che prende.

Di fronte a questo degrado, dove trionfa l’assenza della politica, quando non la malapolitica affaristica e truffaldina, come e quanto può resistere l’Italia che lavora, l’Italia onesta, l’Italia che sa fare e vuole fare? Dov’è la politica oltre a restringere gli spazi di democrazia e a preservare se stessa?

La gravissima astensione di domenica nelle regionali parte da qui, non dalle beghe e beghette fra tizio e caio dentro le mille correnti dei partiti (inesistenti). Altro che l’irresponsabile commento del premier con il suo entusiastico “2 a 0!” da esaltato fan da curva sud! Qui siamo.

Scrive Piero Sansonetti direttore del Garantista: “La società non ha più alcuna rappresentanza politica. In questi 20 anni siamo andati a un distacco progressivo tra la società e la sua rappresentanza in Parlamento, oramai totale. Il ceto politico non ha più nulla a che vedere con la società, anzi tra loro neanche si parlano. Ciò rende difficile contenere la fibrillazione sociale”.

Ecco le domande: Matteo, dove vai? Con chi vai? Chi ha davvero in mano le redini del gioco?

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