La prima guerra del Golfo: l'inizio di un nuovo Ordine mondiale

Picture taken 14 March 1991 shows an aerial view o

La prima Guerra del Golfo, che si è svolta tra il 2 agosto 1990 e il 28 febbraio 1991, è senz'altro il conflitto che annuncia il tramonto della divisione del mondo in due blocchi e l'entrata in una nuova stagione.

Da una parte, infatti, si registra il ripiegamento strategico dell'Unione Sovietica, ormai in fase terminale, e dall'altra il dispiegamento di una enorme operazione di polizia internazionale, che non è stata portata avanti solo per ragioni di carattere nazionale e di relazioni internazionali, ma anche per marcare la presenza di un nuovo ordine globale, che gli Stati Uniti si trovarono a guidare. Oggi sappiamo che il neoliberismo (che ovviamente è la declinazione più forte del capitalismo) si è diffuso a livello mondiale (salvo qualche flebile eccezione) e che Washington non ne possiede più "la leadership" piena. I centri di potere economico e militare sono diffusi (dalla Cina alla Russia).

L'occupazione: tra propaganda e ragioni economiche


Il conflitto oppose l'Iraq a una coalizione Onu di 36 Stati, di cui gli Usa furono il capofila. L'obiettivo dichiarato dell'alleanza internazionale era quello di liberare l'emirato del Kuwait, che fu occupato dal paese guidato dal rais Saddam Hussein. Quest'ultimo, il 2 agosto 1990, invase il piccolo Stato confinante, cercando un riscatto economico dopo la guerra con l'Iran durata 8 anni.

La motivazione ufficiale del tentativo di "annessione", ribadita da Saddam in una famosa intervista rilasciata al nostro Bruno Vespa, fu quella che il Kuwait e l'Iraq avevano una stessa identità etnica e storica. Inoltre, per il governo iracheno, sebbene Baghdad avesse riconosciuto l'indipendenza dell'emirato, il sovrano kuwaitiano, Jaber Al-Ahmed Al Sabah, era illegittimo perché messo al potere dalla Gran Bretagna.

In realtà, la causa scatenante della campagna militare, almeno secondo la visione irachena, fu espressa compiutamente dal ministro degli Esteri di Saddam, Tareq Aziz. Quest'ultimo, in un messaggio alla Lega Araba, lamentò l'estrazione illegittima di petrolio, da parte del Kuwait, lungo i 120 km di frontiera. Inoltre, per Aziz, l'emirato avrebbe colpevolmente svalutato il prezzo del greggio sul mercato. Per questi motivi, si rendeva necessario l'annullamento del credito di 10 miliardi di dollari che il Kuwait aveva nei confronti dell'Iraq.

L'Opec, per parte sua, cercò di accogliere parzialmente le richieste di Baghdad, aumentando il prezzo del barile da 18 a 21 dollari (il guadagno che derivò da tale operazione non riuscì comunque a coprire il fabbisogno del paese).

Dunque, le mediazioni non sortirono effetti e l'Iraq invase il Kuwait il 2 agosto 1990.
An Iraqi soldier stands on guard on top of a build

Il ruolo dell'Arabia Saudita


A stimolare un impegno diretto degli Stati Uniti non furono solo gli interessi nell'emirato, ma anche la potenziale destabilizzazione che Saddam avrebbe potuto portare nell'area mediorientale. A tale riguardo, ricordiamo che l'Arabia Saudita non solo si opponeva frontalmente all'invasione irachena, ma era territorialmente minacciata dallo stesso Saddam, che andava ripetendo che la dinastia regnante in Asia occidentale era guardiana illegittima delle città sante (La Mecca e Medina).

Fu a quel punto che l'allora presidente George W. Bush incominciò a sostenere che il suo paese avrebbe intrapreso un'azione difensiva a sostegno di Riyad. E le prime truppe americane arrivarono in Arabia il 7 agosto del 1990.

La risoluzione Onu e la coalizione


Il 29 novembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approva la risoluzione numero 678. Con tale dispositivo si intimava all'Iraq il ritiro immediato, altrimenti, a partire dalle ore 08:00 am del 16 gennaio 1991, sarebbero stati legittimati tutti i mezzi necessari per far recedere le truppe di Saddam. L'Urss votò a favore, ci furono solo due no (di Cuba e Yemen) e un'astensione (della Cina).

Nella super-coalizione entrarono 35 Stati: Italia (che offrì una forza navale e dei tornado), Arabia Saudita, Argentina, Australia, Bahrain, Bangladesh, Brasile, Canada, Cile, Cecoslovacchia, Colombia, Corea del Sud, Danimarca, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Grecia, Honduras, Kuwait, Marocco, Nuova Zelanda, Niger, Norvegia, Pakistan, Paesi Bassi, Polonia, Oman, Portogallo, Qatar, Regno Unito, Senegal, Siria, Spagna, Sudafrica, Ungheria.
Three batteries of the US-made Patriot a

17 gennaio: Scatta l'Operazione Tempesta nel Deserto


Una delle operazioni militari, la più importante, diede il nome a tutta la spedizione: Desert Storm (Tempesta nel Deserto). Questa scattò allo scadere dell'ultimatum, il 17 gennaio alle 2.38 a.m.

Poco più di un mese dopo, l'Iraq fu costretto a capitolare: contro l'imponente schieramento di forze, messo in piedi dalla coalizione internazionale, Saddam non aveva possibilità di vittoria. Inoltre la strategia bellica del rais si dimostrò inefficace. Il lancio di missili su Israele e Arabia Saudita, ad esempio, non sortì l'effetto sperato. Attaccare Tel Aviv non portò ad un coinvolgimento nel conflitto dello Stato ebraico, cosa che nell'ottica iraquena avrebbe allontanato gli Stati arabi dalla coalizione.

Rimane dubbia, invece, la faccenda di 400 milioni di galloni di petrolio versati nel golfo Persico da parte dell'Iraq. Secondo fonti occidentali, la più grande fuoriuscita di petrolio della storia fu orchestrata da Saddam per bloccare lo sbarco dei marines, ma il governo di Baghdad ha sempre negato di essere il responsabile dell'accaduto.

Della fase bellica, infine, ricordiamo il rapimento dei due ufficiali dell'aeronautica italiana, Maruzio Cocciolone e Giammarco Bellini. I due furono liberati a fine conflitto, ma subirono, durante la prigionia, chiari abusi di guerra. La loro immagine, trasmessa dalla tv irachena, mostrava palesi segni in tal senso. E violazioni non dissimili subirono anche i prigionieri britannici.
Two Kurdish peshmerga rebels stand on th

Vittime e Sindrome della Guerra del Golfo


I soldati americani morti nella guerra furono 258, di cui 145 per incidenti non legati a combattimenti (cifre del dipartimento di Stato). La Gran Bretagna registrò 38 perdite, la Francia 9 e le nazioni arabe 47 in totale. Il numero di feriti dell'intera coalizione fu di 776 in combattimento. Più difficile stimare le perdite iraquene. Secondo il Project on Defense Alternatives study, furono 3.663 tra i civili e tra 20.000 e 26.000 tra i militari.

Segnaliamo, inoltre, che dai cannoni GAU-8 Avenger e dagli aerei da attacco al suolo A-10 Thunderbolt partirono circa 300 tonnellate di uranio impoverito (incorporato in proiettili e munizioni). La cosa avrebbe successivamente comportato conseguenze disastrose sui reduci e la popolazione civile (la comunità scientifica, però, non si è mai pronunciata unanimemente sulla nocività dell'uranio impoverito).

A tale riguardo, si parla oggi di una vera e propria Sindrome della Guerra del Golfo, che comprenderebbe anche gli effetti causati dalla sperimentazione di vaccini contro l'antrace. I vaccini sarebbero stati fatti iniettare dal Pentagono su parte dei militari. E in seguito, i loro figli nacquero con gravi malformazioni e malattie incurabili, che produssero paralisi, problemi respiratori e la mancanza di organi interni.
Gulf War commander, US four star general

Le condizioni di Bush


Bush padre decise di attenersi al mandato Onu e non rovesciò il regime iracheno. Impose, però, a Saddam di fermare i programmi sulla produzione di armi di distruzione di massa e impose al paese sconfitto l'accettazione degli ispettori delle Nazioni Unite, che verificarono lo smantellamento delle armi biologiche, chimiche e nucleari (fino al 1998, quando il rais li espulse dal paese).

Inoltre furono esatte due no fly zone nel sud e nel nord del paese. Tale disposizione favorì, nella zona settentrionale, la formazione di un'entità curda autonoma da Baghdad. Tuttavia, dobbiamo rilevare che a conflitto finito un'insurrezione dei Curdi fu repressa nel sangue e che le loro condizioni non migliorarono successivamente: rimasero, infatti, oggetto di rappresaglie e discriminazioni.

Infine, gli Usa decisero di continuare l'embargo (nato nel 1990) nei confronti dell'Iraq. Ciò ebbe conseguenze disastrose sulla popolazione civile e fu solo in parte attenuato nel 1995.

Come è noto, gli Usa tornarono in Iraq nel 2003. La Seconda Guerra del Golfo, che ebbe luogo senza l'approvazione dell'Onu, fu intrapresa perché l'amministrazione americana sosteneva che Saddam aveva ripreso il programma di costruzione di armi di distruzione di massa. Ciò non fu mai dimostrato. Le uniche bombe arricchite di agenti chimici, rinvenute dal 2004 al 2011, risalgono a prima del 1991 e sono di produzione statunitense (vendute all'Iraq durante il conflitto con l'Iran). Alcuni dicono oggi, che tali ordigni sono finiti nelle mani dell'Isis.

La Prima guerra in Real Time


L'azione militare del 1991 fu anche la prima in diretta televisiva. Le immagini dei bombardamenti irruppero nelle case degli spettatori di tutto il globo, grazie alla Tv all-news CNN. Venne montato un vero e proprio "film d'azione", che si arricchiva di particolari macabri, eroici, divertenti. Inoltre, venne reiterata la formula del bombardamento a "distanza di sicurezza", de-realizzando così la drammaticità di quanto stava accadendo. Ciò, ovviamente, ha avuto enormi effetti sulla creazione di consenso intorno al conflitto e fu una sorta di test per le guerre successive.

Secondo il sociologo Jean Baudrillard, la guerra del Golfo riprodotta dai media si è rivelata "un simulacro, una copia perfetta di qualcosa di cui non è mai esistito l’originale".

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