Obama, Anno zero e le battute di Berlusconi

In questi giorni Marco Travaglio (qui sopra nell'apertura di ieri sera di Anno zero) si è divertito a ricordare la lungimiranza della destra italiana sull'elezione di Obama. E la coerenza. Il 7 marzo a sbilanciarsi fu Gianfranco Fini: “Gli Stati Uniti non sono ancora pronti per un presidente nero”. Ma soprattutto Giuliano Ferrara, stregato da Sarah Palin al punto da rivendicarne la scoperta: "L'abbiamo scoperta noi" tuonava giorni addietro il giornalista neocon ex Pci.

Oppure Bondi che ci ricorda come Berlusconi sia l'Obama italiano, per finire con la Gelmini che si ispira a Obama per la riforma della scuola; come suggeriva Travaglio non si capisce in cosa visto che il neo eletto presidente degli Stati Uniti fin da senatore dell'Illinois ha sempre investito molto nella scuola pubblica, e non tagliato.

Dopodichè la battuta di ieri di Berlusconi, che imbarazza un pò tutti, ma che in fondo non è nulla di nuovo: da lui ci si può aspettare questo e altro, con il dubbio però che i media gli stiano un pò troppo dietro. Valeva la pena di aprire oggi tutte le prime pegine dei quotidiani con titoloni sulla "battuta"? Non è un modo del presidente per dettare l'agenda? E i temi seri dove sono finiti? La crisi, la riforma Gelmini, la riforma sull'università...A questo proposito qui un interessante spunto di riflessione di Carotenuto.

Come Anno zero di ieri faceva intravedere si chiude una settimana storica: non è possibile dire se l'elezione di Obama porterà una discontinuità politica, di sicuro però rappresenta un cambio culturale. Un giovane presidente (del 1961, come Zapatero), afromericano e migrante keniota di seconda generazione (come, ricordo, Sarkozy è figlio di un migrante aristocratico ungherese). Una settimana emozionante e significativa per capire ancor di più se e in che modo l'Italia sia rimasta indietro rispetto al resto del pianeta.

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