Grillo, l’autorevolezza sfocia nell’autoritarismo. Idem per Renzi (Pd) e per Berlusconi (FI)? E Salvini gode

Per la cosiddetta classe politica le ultime elezioni regionali emiliane e calabresi, con un astensionismo storico, non sono servite a niente.

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Tutti i partiti hanno voltato pagina in gran fretta, come niente fosse, ragionando solo in termini di seggi conquistati o persi e non sulla montagna di voti perduti (come Pd e Forza Italia) e sul segnale pesantissimo dato da quasi due elettori su tre che non sono andati alle urne, un segnale inequivocabile di bocciatura di tutta questa politica, di tutti questi partiti, di tutti questi leader.

L’ascesa di Salvini e della sua Lega è l’altra faccia della stessa medaglia (non si discosta molto da quanto già accaduto con il fenomeno del M5S di Grillo), un voto di protesta, un rifugio di chi non ne può più e si affida al messaggio populista senza accorgersene di sprofondare dalla padella alla brace.

Insomma, dal voto di domenica scorsa tutta la politica ne è uscita sconfitta ma la politica (procede) diritta per la propria strada accentuando ancor di più il solco profondissimo tra palazzo e paese reale, tra amministrati e amministratori, tra cittadini e partiti e istituzioni.

Da anni la politica non è in grado (non può o non vuole?) di operare al di fuori di logiche di basso profilo e clientelari; una politica che alimenta, necessariamente, tutti quegli attori politici che propongono un messaggio politico definito schematicamente “populista”, ma di fatto interpreta il malessere di un elettorato che si sta allontanando non tanto da un singolo partito, quanto da un intero sistema politico. Come uscirne e ridare speranza a un elettorato deluso e disorientato e come ridare legittimità a una classe politica non riconosciuta e totalmente in crisi?

Scrive Pietro Sbaraini Su Futuro Europa: “ Uscire da questa crisi politica si può. Primo, occorre liberarsi dalla convinzione che non ci siano alternative possibili e che le scelte attuali siano le uniche e siano inevitabili; secondo, dobbiamo ridare valore non tanto alla fedeltà al capo di turno, ma alla fedeltà ed al bene comune; terzo, recuperare i valori con i quali le generazioni precedenti hanno saputo ricostruire un paese creando un patto generazionale che colleghi sviluppo e tradizione; infine occorre riportare l’entusiasmo nel fare politica; da qui ci può essere un vero rinnovamento”. Facile? Ma come sempre, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

L’ultimo esempio (negativo) viene dalla vicenda del M5S, dove la leadership di Grillo-Casaleggio non accetta il dissenso, incapace di analizzare le ragioni della perdita di consenso. E’ una deriva che va oltre la specificità di un partito o di un leader, trasformando l’autorevolezza di quest’ultimo in un autoritarismo fine a se stesso.

Quel che succede nel M5S di Grillo succede anche, con attori e modalità differenti, anche nel Pd di Renzi e in Forza Italia di Berlusconi. E’ il teatrino della politica Made in Italy. Cui prodest?

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