Migranti, Italia e Ue dialogano con l'Africa delle dittature

A Roma si è tenuta la Conferenza ministeriale di lancio del Processo di Khartoum: la diplomazia europea apre agli aiuti nel Corno d'Africa e si attavola con le dittature

Ieri si è svolta al Ministero degli Esteri a Roma la Conferenza ministeriale di lancio del Processo di Khartoum (EU-Horn of Africa Migration Route Initiative): l'iniziativa, di respiro europeo, vuole porsi come obiettivo una gestione migliore dei flussi migratori dall'Africa verso l'Europa.

Non a caso la Conferenza nasce simbolicamente nel momento in cui l’operazione europea Triton succede a Mare Nostrum, l’operazione umanitaria italiana iniziata dopo la tragedia di Lampedusa dell’ottobre 2013 e che ha salvato almeno 100mila vite umane: per questo alla Conferenza era presente, oltre al Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ed all'Alto commissario Ue Federica Mogherini, anche il Ministro dell'Interno Angelino Alfano, cui spetta la responsablità dei migranti una volta giunti su suolo italiano.

La riunione, cui hanno partecipato molti rappresentanti dei governi africani del Corno d'Africa, ha esaminato il fenomeno degli accresciuti flussi migratori da Paesi teatro di gravi conflitti e crisi di stabilità, sottolineando come si tratti in larga parte di persone in cerca di protezione internazionale.

Una discussione attualissima e di prioritaria importanza, ma che è avvenuta alla presenza di rappresentanti proprio di quei regimi additati come responsabili dell'accrescimento dei flussi migratori. In particolare, lo sottolinea il giornalista Massimo Alberizzi sul blog Africa Express, l'aver invitato ed accolto alla Conferenza alcuni rappresentanti del regime eritreo di Isaias Afeworki non ha stranamente rappresentato nè un motivo di imbarazzo per gli organizzatori (la Farnesina) nè un motivo di approfondimento dei cronisti che erano presenti alla Conferenza.

Eppure, come si legge in un articolo comparso sul Messaggero in edicola questa mattina "Le vittime del tragico naufragio del 3 ottobre 2013 al largo di Lampedusa provenivano per la maggior parte dall`Eritrea": i giovani eritrei fuggono dalla loro terra per scappare dalla fame e dalla miseria, dalla realtà di un paese perennemente in guerra con se stesso in cui il servizio militare obbligatorio può durare decenni, dalle violenze di un regime sanguinario e repressivo.

Le storie che i giovani eritrei che arrivano in Italia possono raccontare, superando la timidezza e l'orrore che certi ricordi scatenano, sono storie di inimmaginabile sofferenza, storie di donne e uomini sui quali si abbatte, quotidianamente, la violenza folle del regime di Afeworki.

In un comunicato la Farnesina spiega:

"L’iniziativa (la Conferenza, nda) si concentra inizialmente sulla lotta al traffico di esseri umani e successivamente si propone di affrontare le cause strutturali alla base del fenomeno, anche attraverso progetti di cooperazione da finanziare con fondi UE e con la collaborazione dell’Organizzazione internazionale per la Migrazione (OIM) e dell’UNHCR."

L'atteggiamento servil-diplomatico che con il regime eritreo non è più comprensibile: nello stesso comunicato il ministero degli Esteri spiega che l'obiettivo è ridurre i flussi migratori attraverso la "promozione di progetti concreti di rafforzamento delle capacità istituzionali" dei paesi di origine e transito dei flussi, dimenticando che il regime di Asmara in passato si è già beffato del governo italiano (e non solo).

Basterebbe ricordare l'arresto del diplomatico Ludovico Serra nel marzo del 2006, il sequestro nel 2005 del quartier generale del contingente dei Carabinieri inquadrato ad Asmara nella missione dell’Onu in Eritrea e Etiopia (Unmee), gli arresti arbitrari di molti imprenditori italiani (come Alfonso d’Arco nel Natale 2005); basterebbe ricordare anche la cacciata delle ong operanti in Eritrea, voluta e imposta dal Presidente Afeworki.

Un regime che con quello della Guinea Equatoriale (paese in cui si trova detenuto innocente un altro imprenditore italiano, Roberto Berardi) fa a gara per il poco prestigioso titolo di "dittatura peggiore d'Africa":

"Il regime di Isaias Afeworki, al potere dal 1993 ha cancellato ogni forma di libertà, diritti civili e politici. Qualsiasi tentativo di opposizione, nel Paese e all’estero, viene liquidato come “provocazione”. Oltre a sopprimere libertà e diritti, il regime ha fatto dell’Eritrea uno dei Paesi più poveri del mondo. La carestia che ha investito il Corno d’Africa nel 2010 è stata devastante, ma Asmara ha negato l’emergenza e rifiutato gli aiuti internazionali per ragioni politiche e di “prestigio”, costringendo la popolazione a sofferenze enormi. [...] L’Eritrea è stata isolata da quasi tutti i governi democratici, che hanno interrotto i rapporti diplomatici contestando al regime la violazione sistematica dei diritti umani. Le proteste contro il regime si moltiplicano sia in Eritrea sia all’estero tra le migliaia di rifugiati della diaspora. L’esodo dal Paese è così massiccio e crescente che ormai un eritreo su cinque vive altrove. E il 30 per cento dei circa 150 mila profughi sbarcati quest’anno in Italia proviene dall’Eritrea"

si legge in una nota scritta dal Coordinamento Eritrea Democratica, un gruppo organizzato di dissidenti al regime che opera in Italia e che, contestualmente alla Conferenza alla Farnesina, ha organizzato un Convegno alla Camera dei Deputati, tenutosi ieri mattina.

bandiera_ue2_big

In questo senso il Processo di Khartoum, che si prefigge di portare a una "svolta nelle politiche europee dirette ora più che mai a rinforzare e a sviluppare il dialogo con i Paesi di origine e transito dei migranti" e di democratizzare i paesi con più difficoltà, è l'ennesimo tentativo di venire a patti con i più sanguinari regimi africani, senza alcuna memoria del recente passato e sopratutto con grande sprezzo dei principi che dovrebbero regolare i rapporti tra paesi.

E' lampante che la politica di "comprensione" con Asmara non abbia portato che migliaia di morti e di nuovi migranti, che preferiscono intraprendere una fuga disperata dal campo di concentramento a cielo aperto che è l'Eritrea. Il fatto che governo italiano ed istituzioni europee preferiscano dialogare con il governo di Asmara piuttosto che con la dissidenza al regime rende chiara la direzione che si è scelti di intraprendere nei rapporti con le peggiori dittature d'Africa.

Una scelta che va a discapito di chi (imprenditori, cooperanti e ong) in Africa ha investito una vita intera: il caso di Roberto Berardi e i limiti che mostra la nostra diplomazia in Guinea Equatoriale è più che emblematico per comprendere il ruolo dell'Italia, nei rapporti diplomatici con alcuni paesi africani.

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO