Matteo Renzi fra “gufi” ed “eroi”

Smemorato, il premier Matteo Renzi, cui sfugge il monito di Bertolt Brecht: “Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”.


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Così il premier-segretario/Pd, pensando di passare alla storia con la sua citazione: “Gli imprenditori sono gli eroi dei nostri tempi” apre invece il varco per nuove polemiche lasciandosi “beccare” anche da Susanna Camusso che replica: “ Il futuro del Paese non deve essere fatto da eroi ma da persone normali. La crisi non può essere risolta da singoli eroi. E' ingiusto. Quando si indicano gli eroi bisogna indicare persone che hanno fatto cose straordinarie. Il premier dovrebbe ricordarsi che se gli imprenditori hanno attraversato questa crisi è percheè c'erano i lavoratori, i loro straordinari sacrifici, la loro disponibilita”.

Scontro ideologico, politico, culturale? Macchè, scaramucce da bar, senza capo né coda. La responsabilità principale sta, come sempre, in chi sta più in alto, quindi del capo del governo, alias Renzi, che procede a spallate, proteso a far capire alla sinistra del suo partito che “non c’è trippa per gatti”.

A chi conviene questa fibrillazione (guerra?) permanente nel partito democratico? Di certo a Silvio Berlusconi, tornato ieri – fuori regola - in piazza a Milano per annunciare urbi et orbi la sua ennesima “discesa in campo”. Perché Renzi insiste nel provocare i suoi “gufi” e giungere alla resa dei conti finali, con la fuoriuscita delle minoranze e la scissione del Pd?

Spiega l’ex direttore de l’Unità Peppino Caldarola: “L’atteggiamento di Renzi oggi è paragonabile a quello di Berlusconi quando nel 2010 ruppe con Fini. In entrambi c’è un’idea di onnipotenza, la convinzione di rappresentare da soli un elettorato ampio, ma manca la percezione del fatto che il mondo che si guida non è monolitico. Nel Pd convivono sensibilità molto diverse e presenze di leader differenti che non vanno messe ai margini”.

E se la corda sempre più tesa, si spezza? Risponde Caldarola: “Il premier non può liquidare la sinistra come se fosse una componente estranea al suo progetto. Se fa questo, finirà inevitabilmente come in Emilia-Romagna: gli elettori di sinistra resteranno a casa”.

Come dire che il partito renziano a vocazione maggioritaria è, se non un bluff, un miraggio e che nemmeno la legge truffa dell’Italicum farebbe scattare quel premio di maggioranza in grado di dare a Renzi il potere che vuole. Insomma, la fibrillazione permanente nuoce al Pd ma una sua scissione lo mette ko, riducendo a minoranza insignificante i "gufi" e i “ribelli” di sinistra e tarpando le ali alla volontà egemonica del “rottamatore”.

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