L'affluenza è secondaria

Gli elettori non partecipano. I politici si dicono preoccupati, ma in realtà la cosa fa molto comodo a questa "nuova" politica di mercato.

Matteo Renzi - Affluenza secondaria

L'affluenza è secondaria. È secondaria di fronte al fatto che il Pd abbia vinto in cinque regioni su cinque.
Questa è la tesi di Matteo Renzi, premier rampante che fa del consenso il suo cavallo di battaglia, ma secondario.
Perché funziona così: una volta che Renzi è stato incaricato da Napolitano, dopo essersi preso il Pd e aver sgambettato Enrico Letta – che a sua volta aveva beneficiato dello sgambetto a Bersani –, ha deciso di puntare tutto sulle Europee e su un tipo di numero che si può tentare di assolutizzare, nella narrazione. La percentuale dei voti ricevuti rispetto al totale, che non tiene minimamente conto dei valori assoluti.

Contestualmente, in quel momento l'italiano abboccava allo slogan pubblicitario del "cambiamento" e anche i valori assoluti erano buoni, così come il consenso del premier (che era stato nominato, è bene ricordarlo, dopo aver perso le primarie di coalizione contro Bersani).

Renzi ha detto anche di essere dispiaciuto perché ogni volta che qualcuno non va a votare c'è qualcosa che non va. Ma ha ribadito che la questione è secondaria rispetto alla vittoria.

Delle due parti – il dispiacere e il ritenere la cosa secondaria – è la seconda, quella a cui si crede molto facilmente.

Perché la politica di oggi, che ha bisogno della sua narrazione e dei suoi slogan, tutto sommato non ha bisogno che i cittadini votino. Anzi. Va tutto nella direzione opposta: se è "inevitabile" fare le riforme strutturali perché "ce lo chiede l'Europa" o "ce lo chiedono i mercati", entità spirituali e immateriali che pure riescono – sempre nella narrazione – a imporre stringenti costrizioni materiali, allora il cittadino si disinteresserà della politica. Perché la sentirà distante da sé. E andrà meno a votare.

E i politici continueranno a evocare le istanze di enti immateriali. È molto comodo, perché anche loro, così, diventano secondari e possono manlevarsi dalle responsabilità. E possono evocare lo spettro dell'astensionismo come un pericolo, comportandosi però in una maniera che lo esalta e dando poi la colpa all'antipolitica.

Un circolo vizioso in cui l'affluenza è secondaria. Perché è diventata secondaria anche la cittadinanza.

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