Mafia Roma: Poletti, le cene con Buzzi diventano una questione politica

Il Ministro del Lavoro al centro di una polemica per le cene con il boss Salvatore Buzzi, mente del sistema criminale di Massimo Carminati nella capitale

ore 17.38 - “Contro queste cose ho fatto la guerra per 40 anni sono arrabbiato soprattutto per tutte quelle cooperative sociali perbene e le persone perbene che ci lavorano” ha detto il Ministro del Lavoro Poletti a margine di un convegno:

Sto male nel vedere il mio nome messo vicino alle schifezze che ci sono. Sono indignato. Quelle cose non c'entrano nulla con il sottoscritto, sentirsi messa in discussione la propria reputazione è intollerabile.

ore 12.20 - La polemica su Giuliano Poletti a cena con Salvatore Buzzi sposta i riflettori puntati sulla tangentopoli romana dell’operazione Mondo di Mezzo sul Ministro del Lavoro a poche ore dalla definitiva approvazione del Jobs Act.

Il titolare del dicastero del Lavoro dice che è sgradevole essere “tirato in ballo per una foto di quattro anni fa” e spiega che “un uomo politico non per forza deve conoscere tutti”.

Prima di essere ministro del Lavoro, Poletti era presidente delle cooperative ed è quel ruolo ad averlo portato a conoscere Buzzi, il presidente della cooperativa 29 giugno è la “mente” e l’economista del sistema mafioso di Massimo Carminati che consentiva tramite tangenti pagate a imprenditori, politici e forze dell’ordine, di accaparrarsi appalti e finanziamenti pubblici per milioni di euro.

Poletti era lì perché da presidente della Lega “andava a tutte le assemblee che poteva, non si risparmiava” spiega Massimo Tognoni, portavoce del ministro, che aggiunge come la Lega delle coop non sia “purtroppo in grado di controllare quello che ogni coop fa al suo interno. Deve svolgere attività di vigilanza e guardare i bilanci dei vari associati, è vero. Ma più che controllare il rispetto dei requisiti di mutualità e altri controlli di natura amministrativa, non può fare”.

Buzzi lo conoscevo in quanto presidente o vicepresidente della più importante cooperativa sociale di Roma, mi pare si chiami “29 giugno”. Ed è ovvio che sia andato alla sua assemblea di bilancio e che abbia partecipato a delle sue iniziative. Ma la cosa è nata e finita lì. Buzzi non è una persona che ho frequentato in altre occasioni, ho risposto solo a un invito

,

ha spiegato il ministro al Messaggero.

Il “processo” a Poletti è già cominciato: Il Fatto Quotidiano in un articolo di questa mattina firmato da Arnaldo Capezzuto ne chiede le dimissioni e non tarderanno ad arrivare anche i primi strali dell’opposizione. Questione di ore.

Nella polemica è entrato anche Roberto Saviano che in un lungo editoriale su Repubblica chiede al ministro di fornire spiegazione sulla cena col boss:

Poletti non conosceva Buzzi e il suo modus operandi? Da presidente della Legacoop immaginiamo non potesse conoscere il dna di tutte le cooperative: ma nemmeno di questo impero da 60 milioni di euro?

(si) chiede lo scrittore di Gomorra, aggiungendo:

Non basta dire non potevo sapere, non c'entro. Non si tratta di una semplice foto scattata ma di un rapporto continuativo. Perché?

Il giorno dopo l’approvazione del Jobs Act e a poche ore dalla sciopero generale e dalla nuova discesa in piazza dei Forconi, l’imbarazzante presenza di Poletti a tavola con Buzzi (condannato per omicidio e detenuto a Rebibbia fra gli anni Settanta e Ottanta) è un’immagine potente da dare in pasto a una politica, a un giornalismo e, di conseguenza, a un’opinione pubblica che fanno del rasoio di Ockham il loro pane quotidiano. Di certo non basterà l’intervista rilasciata al Messaggero per placare una polemica destinata a essere cavalcata da più parti.

Giuliano Poletti

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO