Renzi, adesso il premier-segretario teme lo tsunami di “Mafia capitale”

Tutto cambia e non è neppure più vero che la politica è come il tempo, imprevedibile. Perché oggi si sa se domani o fra una settimana piove o c’è il sole mentre nessuno può prevedere che sbocchi avrà, sul piano politico, l’inchiesta sul bubbone della cupola romana.

Al di là degli aspetti giudiziari è il possibile (e probabile) tsunami politico che agita le acque del palazzo, non solo quello del comune dove siede il sindaco Marino ma anche quello del governo nazionale, dove siede il premier Renzi. Bisogna puntellare in ogni modo i primi baluardi più esposti alla bufera: il ministro Poletti e il sindaco Marino.

Ovviamente martellando sul piano della comunicazione per dimostrare che la situazione è sotto controllo, che si tratta solo di una febbriciattola dovuta a una bravata (uscendo con il temporale senza neppure l’ombrello) e non certo il segnale allarmante di un “tumore” maligno.

Così Matteo Renzi cerca di guardare dall’alto i fatti (assordanti e di un fetore che travalica le sponde del biondo Tevere) cercando di metterci una pezza con il buon Orfini commissario di un Pd che nessuno sa più dov’è e cosa è e tenendosi più stretto che può il bistrattato (fino a poche ore fa) sindaco di Roma.

Le domande non sono di lana caprina: che succede se cade la giunta capitolina? Che succede se il ministro Poletti alza le mani, costretto alle dimissioni? Ecco perché l’inchiesta “Mafia capitale” può essere devastante gettando un pietrone esplosivo nello stagno della politica, in primis nel Pd e nel governo. Matteo, sta sereno! Ma come è possibile in questa situazione non tremare a ogni stormir di foglia, scambiando lo sparo di un petardo con il rombo del cannone?

Per Renzi potrebbe essere anche l’occasione per ripensare sui limiti del partito liquido, delle cene con gli sponsor “interessati”, delle liste con i nominati, degli annunci-bolle di sapone ecc. Ma, all’opposto, il segretario-premier potrebbe cogliere il caos capitolino per un ulteriore giro di vite, ad esempio forzando su una legge elettorale usata strumentalmente per attaccare le primarie, per dire no alle preferenze e così via.

Ma Renzi, si sa, non ha intenzione di mettere nessuna retromarcia, anche perché non di correzione ha oggi bisogno quel Pd nato dalla fusione a freddo tra Ds e Margherita, ma di “rifondazione”.

Scrive Carlo Patrignani: “ ...fare politica è, dovrebbe essere, un fare per gli altri, per milioni di persone e non per se stessi, per i soldi, la carriera e il potere. Un partito che concepisce la politica come un fare per se stessi, per il proprio successo, e sceglie il potere per il potere, riducendosi a Leopolde e a tavole rotonde, prima o poi è destinato a essere asfaltato dalla magistratura, come fu per il Psi e la Dc negli anni ’90 con Tangentopoli. O all’auto-rottamazione, come sta avvenendo per il Pd, orgoglioso di aver tra le sue fila un ministro del Lavoro già capo della Lega Coop che abolisce l’art.18 dello Statuto dei lavoratori e siede, con altri ospiti, accanto a esponenti della cupola di Mafia Capitale”.

ITALY-EU-VOTE-PD-RENZI Siamo solo alle schermaglie iniziali?

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