Ore 12 - I giovani non hanno bisogno di serenate ...

I partiti stanno fuori dalla protesta e dalla lotta degli studenti per due motivi: perché il “movimento” è apartitico, facendo della propria autonomia un punto di forza. E perché la politica (opposizione in testa) non sa che dire.

Gli scioperi e le manifestazioni proseguiranno. Ma anche gli studenti pestano l’acqua nel mortaio, non sanno cosa fare e dove andare.

Alla protesta manca un progetto e uno sbocco “politico”: si rischia la corporativizzazione e l’isolamento.

Di questo passo, presto il grosso degli studenti batterà deluso in ritirata. Mentre le minoranze alzeranno il tono della lotta imboccando la via deleteria e autolesionista della violenza.

Il governo, dopo l’ultimo positivo mezzo passo indietro, è diviso fra “falchi” e “colombe”: fra chi vuole applicare la linea dura fino all’intervento della polizia per farla finita con occupazioni e cortei e fra chi invece vuole riaprire un dialogo con il mondo della scuola e cercare una mediazione in parlamento.

Paradossalmente l’opposizione, Pd compreso, sta ancor peggio.

La protesta è vista come una (ghiotta?) occasione, un “detonatore” per far esplodere una protesta generale e destabilizzare il governo. Quindi il tentativo di strumentalizzarla è palese.

C’è addirittura chi dice che bisogna “comprendere”, se non proprio sostenere, anche la carica irrazionale che muove una parte dei giovani, a causa di una grande rabbia e collera provocate dal governo.

Evidentemente la storia non insegna niente, specie al Pd. Il partito di Veltroni non vuole, o non può, esercitare una funzione “dirigente” per raccogliere questi sentimenti di collera e di rabbia e trasformarli in coscienza politica.

E chiude gli occhi davanti alla realtà e alla sua possibile prossima degenerazione: settarismo ed estremismo sono già presenti in alcune frange del movimento.

La politica, diceva Aldo Moro. ha anche una “funzione pedagogica”. E resta valido l’ammonimento di Giorgio Amendola: “I giovani non hanno bisogno di serenate, ma di giudizi critici”.

Tradotto oggi, dovrebbe indurre il Pd a dire agli studenti di tornare a scuola, a studiare.

Senza abbassare la guardia, in parlamento e fuori, per contrastare le scelte sbagliate (quando lo sono) del governo e riannodare i fili di un confronto costruttivo trasversale per proposte, con obiettivi intermedi, in grado di avviare davvero la riforma della scuola, il rinnovamento profondo dell’Università.

Il movimento degli studenti è oggi un dato di fatto, nessuno (tanto meno il governo) può sottovalutarlo. Questo movimento può fare da garante a proprie delegazioni per condurre trattative.

Invece la lotta per la lotta è solo uno slogan vuoto, non ha mai pagato. L’Italia non può diventare la Cina della “Rivoluzione culturale” dove ogni giorno tutti ingrossavano cortei e gridavano slogan e nessuno studiava e lavorava.

Il nemico non è il movimento degli studenti ma la sua componente settaria, estremista e violenta. Che va isolata e battuta.

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