Usa: Risoluzione del Congresso porta ad una guerra Nato contro la Russia?

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Il 4 dicembre scorso, il Congresso degli Stati Uniti ha votato la risoluzione n.758, che invita il Presidente, Barack Obama, ad accertarsi della "prontezza" e della "responsabilità" delle forze armate americane e degli alleati Nato, al fine di "soddisfare gli obblighi della difesa collettiva ai sensi dell’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico". Il provvedimento, che è passato con 410 voti favorevoli e 10 contrari, è, se non proprio una dichiarazione di guerra, un pesante avvertimento alla Russia, visto che il testo si sofferma ampiamente sul comportamento tenuto dalla nazione guidata da Vladimir Putin. Ora toccherà al Senato ratificare la decisione e non dovrebbero esserci troppi problemi in merito.

La Russia viene denominata come una "Stato aggressore", che ha invaso l'Ucraina e che ha ordito l'abbattimento del MH17. Ma al di là di queste considerazioni, quello che desta preoccupazione è l'appello all'articolo 5. Quest'ultimo impone ai paesi membri della Nato di intervenire militarmente, qualora uno Stato aderente all'Alleanza stessa si trovasse sotto attacco.

Ma, attenzione, l'Ucraina non fa parte della Nato. Dunque, le ipotesi sono due: o si pensa di far entrare in tempi brevissimi il paese nell'Alleanza Atlantica, oppure si sta lanciando un messaggio agli alleati, in base al quale dovrebbero sentirsi chiamati ad intervenire anche se in violazione dello stesso articolo 5. In quest'ultimo caso il senso della dicitura "obblighi di difesa collettiva" sarebbe completamente stravolto rispetto a quanto affermato nel trattato di difesa comune. Inoltre facciamo presente che, se il Senato approvasse la risoluzione, il Presidente degli Stati Uniti potrebbe dichiarare guerra alla Russia, senza dover chiedere ulteriori autorizzazioni alle Camere.

Il voto sul provvedimento arriva qualche giorno dopo la decisione del Pentagono di inviare 100 carri armati verso destinazioni dell'est Europa, ma soprattutto dopo la fiducia ottenuta dal nuovo governo ucraino. Quest'ultimo non è semplicemente filo-occidentale, ma comprende anche alcune personalità straniere, selezionate da due società di "cacciatori di teste" dietro le quali c'è il magnate americano George Soros. A tale riguardo, segnaliamo che il ministero delle Finanze è toccato a Natalia Jaresko (cittadina statunitense), quello dell'Economia ad Aivaras Abromavicius (cittadino lituano), mentre quello della Salute è andato ad Alexander Kvitashvil (cittadino georgiano). Tutti ministri, questi, legati agli Stati Uniti, al capitale finanziario internazionale e alla Nato.

Ciò, ovviamente, getta nuove ombre sul ruolo americano nella deposizione dell'ex Presidente Viktor Yanukovich e sul regime (che aveva dentro componenti neonaziste) che ne è conseguito. Ma d'altro canto è stato lo stesso Soros a dichiarare apertamente di aver finanziato il colpo di Stato.

Evidenziamo, inoltre, che nella risoluzione votata dal Congresso si fa riferimento anche al ruolo della Russia in Moldavia e Georgia: altre due nazioni in cui non è escluso che si verifichino situazioni simili a quelle dell'Ucraina.

Infine, è lecito chiedersi se la decisione americana ponga le basi per un conflitto con la Russia su vasta scala. Francamente pensiamo che sia molto difficile che si realizzi un'opzione del genere. Il giro d'affari tra l'occidente e Mosca è troppo consistente e, per questo motivo, non consentirà la riproposizione di uno scenario da guerra fredda: siamo ben distanti dalla contrapposizione Usa-Urss.

Ciò non esclude però che, se la linea espressa nel documento passasse, potrebbe rappresentare qualcosa di molto pericoloso per il futuro: un qualcosa, ad esempio, che potrebbe avere la forza di scatenare un'ondata di violenza e nazionalismi ai confini e dentro il nostro continente.

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