Elezioni, Grecia: Chi ha paura di Tsipras?

Debt Wracked Greece Prepares For Critical General Election

La decisione del premier greco, Antonis Samaras, di anticipare l'elezione del Presidente della Repubblica non è stata accolta favorevolmente dai mercati. La notizia non ha destato preoccupazione nell'establishment mondiale tanto per il fatto in sé, ma perché se non si dovesse raggiungere il quorum entro tre votazioni (cosa assai probabile), si andrà ad elezioni anticipate a febbraio. E in quel caso ad avere ottime possibilità di vittoria sarebbe il partito di sinistra Syriza, guidato da Alexis Tsipras.

Allora i creditori internazionali, cioè quelli che da anni stanno "strozzando" la Grecia, provano subito a diffondere panico, cosa che tradizionalmente avvantaggia le destre e i conservatori. E questo non è che l'inizio, se le consultazioni ci saranno effettivamente a breve. Il loro timore è di essere messi davanti ad un aut-aut, che suona grosso modo così: "o aiutate la Grecia a ristrutturare il debito che ha raggiunto il 175% del Pil, oppure inevitabilmente Atene potrebbe uscire dalla moneta unica". Una posizione del genere, ovviamente, fa paura anche perché potrebbe crearsi un effetto domino in Europa (ad esempio in Spagna, dove la formazione Podemos sta riscuotendo un successo inaspettato). In più, c'è un altro particolare che proprio non va giù agli speculatori: la nascita di una nuova primavera per la sinistra in Europa, capace di aprire contraddizioni, dando un colpo tanto alla socialdemocrazia prona agli interessi di Bruxelles quanto al populismo no-euro e fascistoide.

Ed ecco, dunque, che la stampa ellenica ed europea ricomincia a rilanciare i soliti slogan stantii: "rischio default", "tempesta nella zona euro" e così via. La verità, e questo ormai è noto, è che se l'euro dovesse fallire non sarebbe certo responsabilità di Tsipras, ma di una situazione che è diventata palesemente insostenibile e a cui il Partito Socialista Europeo non ha saputo porre radicali, quanto necessari, correttivi. Cosa, questa, sottaciuta dai grandi giornali come Repubblica, che con l'editoriale di Scalfari è entrato ufficialmente in "guerra" contro Syriza. L'editorialista, pur di scongiurare una vittoria della sinistra anti-austerity, si è detto favorevole ad ulteriori restringimenti della vita democratica nei paesi europei.

I "professionisti della catastrofe" sono gli stessi che, in vista delle Elezioni Europee, incominciarono a parlare di "uscita dal tunnel", di "ripresa dei mercati", di "indicatori positivi". Ecco, bene, e cosa è accaduto nei mesi successivi? C'è stato un allentamento delle politiche di austerity forse? Si è registrato un incremento occupazionale o un miglioramento delle condizioni materiali? Per nulla, l'Italia, la Francia, la Grecia e gli altri paesi in difficoltà hanno continuato a smantellare lo stato sociale, hanno proposto ricette liberiste sul mercato del lavoro, tentano regolarmente di togliere diritti ai lavoratori, e in cambio hanno incassato l'irrisorio piano Juncker.

La borsa di Atene, ieri, ha chiuso con il -12,7 % portandosi dietro tutte le principali borse europee e internazionali. Ma nessuno dice che l'andamento dei mercati si limita a registrare l'opinione del capitale rispetto all'andamento della politica. A tale riguardo, basti ricordare che, mentre il governo di Atene stappava bottiglie di champagne per il ritorno della Grecia sui mercati nell'aprile scorso, la disoccupazione continuava a crescere (a fine anno si attesta al 27% e quella giovanile al 60%, senza contare il crescente numero di suicidi che si registra nel paese). E incuranti di tutto ciò, da Bruxelles, la Ue ha chiesto nuovi tagli, che gli evasori milionari hanno ovviamente approvato.

Cosa ha ottenuto Samaras, poi, dalla Troika a fronte dei nuovi dikat? Il “prolungamento tecnico” del programma di risanamento dell'economia greca. In questo modo, l'allievo modello della Merkel ha avuto la facoltà di rischiare, ovvero di tentare di mettere in piedi una campagna elettorale in tempi brevissimi per riprendersi il paese e "finire il lavoro" con un nuovo governo. E la campagna elettorale è già partita, con presunte bombe anarchiche collocate davanti alle banche e provocazioni della polizia sulla folla che protesta, come è accaduto in occasione delle manifestazioni antifasciste di qualche settimana fa.

Tsipras, davanti a sé, ha molte difficoltà in caso di elezioni: portare avanti una campagna con mezzi molto più modesti rispetto a quelli di Nuova Democrazia, saper creare delle alleanze a sinistra e preparasi, in caso di vittoria, e tenere testa alle élite economiche e finanziarie. Per fare ciò, avrà bisogno di mettere in campo una strategia che abbia la forza di contrastare i movimenti internazionali dei capitali, di proporre un ragionato piano di investimenti pubblici, di creare alternative alle regole del mercato europeo. E, inoltre, dovrà prendere le decisioni con il massimo di coinvolgimento democratico possibile.

In ogni caso, il leader di Syriza, ieri, dopo il crollo della borsa si è mostrato fiducioso e ha dichiarato "il 2014 non è il 2012, non passerà il terrorismo dei mercati". E il popolo greco, a differenza di quel che pensa Samaras, ha dimostrato di non essere stato ridotto nel recinto della passività e della disperazione: lo attestano gli scioperi e le manifestazioni che continuano a svolgersi nel paese.

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