Chi è l'Obama italiano? PolisBlog lo ha chiesto a Marco Damilano dell'Espresso

"Il Trentino non è l'Ohio", dice con la sua solita ironia Arturo Parisi a chi gli chiede un commento a caldo sui risultati elettorali delle provinciali in Trentino. Ma vallo a spiegare a Walter Veltroni che è già gasatissimo: "I risultati delle elezioni - spiega - confermano come anche nel nostro Paese il clima stia cambiando". E lui, ovviamente, si sente l'Obama italiano, l'uomo del cambiamento: Change? Yes we can!

Peccato che i due si conoscano appena e che gli italiani (vedi sondaggio del Riformista) sono convinti che in realtà un Obama italiano non esista. Tra i papabili spunta, tuttavia, il nome di Pierluigi Bersani; al secondo posto - addirittura - quello del premier Silvio Berlusconi (nonostante la gaffe poco felice dei giorni scorsi) e, solo al terzo, il segretario del Pd Veltroni col 9% delle "preferenze". Perchè, se ci pensi, Walter con Obama ha poco e niente in comune anche se, - bisogna dargliene atto - lo scimmiotta alla perfezione.

Chi potrebbe essere dunque l'Obama italiano? PolisBlog lo ha chiesto a Marco Damilano (nella foto), firma di punta della redazione politica dell'Espresso. "Se proprio dobbiamo fare questo gioco, - ti spiega - l'Obama italiano va cercato fuori dai circuiti degli apparati che non sono solo quelli politici, ma anche quelli mediatici, imprenditoriali, ecc. Se leggi l'autobiografia di Barack Obama, Dreams of my father, pubblicata in Italia da Nutrimenti, vedi che la sua è la storia di un outsider".

Perchè?
"Nasce in una lontana provincia, si trasferisce in Indonesia, comincia la sua attività politica non nel partito ma come operatore di comunità nei sobborghi di Chicago, quando entra in politica sfida la macchina del partito che appoggia altri candidati ... è insomma il profilo di un grande professionista della politica, certamente, che però ha sempre giocato tutta la sua partita sulla carta della novità rispetto agli establishment. Che ora tutti i poteri lo corteggino e tentino di condizionarlo, beh, ci mancherebbe altro".

Trasportato in Italia, quindi, tutto ciò come si traduce?
"Il nostro Obama deve essere un personaggio periferico, non deve essere nato a Roma, non deve aver fatto tutta la carriera scalando le posizioni del tradizionale cursus honorum del partito (quello per cui il numero tre diventa numero due, il numero quattro numero tre e così via), deve essere un impasto di riformismo e di populismo. Di Pietro è solo populismo, per questo la metafora si ferma qui".

E Veltroni?
"Veltroni aveva la possibilità di essere Obama: doveva sfidare, anni fa, gli oligarchi del suo partito. Invece si è candidato alla segreteria del Pd solo con il consenso di tutti i notabili. Altri nomi? Eccone uno: il trentino Lorenzo Dellai che oggi conduce il centrosinistra a stravincere le elezioni in una provincia del Nord, doppiando l'alleanza Pdl-Lega. Carismatico e pragmatico".

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