Riforma Gelmini: docenti universitari nel terrore. Ora come faranno a spartirsi i 6.000 posti a concorso?



11 novembre 2008. Il terrore serpeggia tra i banchi e le aule dell'università, ma soprattutto negli uffici dove operano professori e rettori colpiti dalla Riforma Gelmini. Dopo le grandi manifestazioni di piazza in cui la classe docente si è schierata al fianco della protesta studentesca tornando giovane per qualche settimana, ora è il tempo della concretezza, che in poche parole si traduce nell'approvazione del decreto con tutte le conseguenze che esso comporta.

E tra le conseguenze suddette ve n'è una particolarmente temuta, la riforma totale del criterio con cui vanno formate le commissioni giudicanti dei concorsi che nell'anno che verrà andranno ad assegnare circa 6.000 posti. Non bastava il taglio dei fondi, nè la stramaledetta (ma tutto sommato lontana) riforma della scuola primaria; il ministro Gelmini all'ultimo momento ha voluto introdurre anche il sorteggio delle commissioni, che eleggeranno loro membri un terzo soltanto dei nomi inseriti tra i papabili.

Della questione si occupa il fondo del Corriere di oggi, a firma Francesco Giavazzi, ma se vi ricordate noi avevamo anticipato il provvedimento già la settimana scorsa, paventando i medesimi rischi per le baronie universitarie.
In pratica buona parte di quei posti erano già assegnati e le commissioni già bene o male decise, mentre ora il piano è andato a carte quarantotto e si apre un grosso punto interrogativo sul futuro dell'università italiana. E se quei posti non venissero assegnati sulla base delle parentele ma del merito?

Brrrr... che prospettiva terrificante. Rischiamo il crollo dell'intero sistema di valori su cui il nostro paese ha costruito le sue fondamenta. Ha proprio ragione Carla Bruni: "Meno male che non sono più italiana" (lei che può).

Nella foto tratta da Ecce Bombo di Nanni Moretti: la scena dell'esame

  • shares
  • Mail
5 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO