Assemblea Pd, la diretta streaming. Il discorso di Matteo Renzi: "Non staremo fermi per i diktat della minoranza"

È il giorno della resa dei conti con la minoranza, attesa per il discorso di Matteo Renzi all'assemblea del Pd: "Siamo il partito che vuole bene all'Italia".



Aggiornamento 12.02 - "Questo partito non starà fermo per i diktat della minoranza, si discute ma non ci fermeremo per guardarci l'ombelico. A partire da settimana prossima, quando scriveremo un decreto Taranto che riguarderà l'Ilva ma non solo, quando approveremo la legge di stabilità, dobbiamo tornare ad avere il senso dell'insieme, il senso dell'orizzonte. Alla fine della maratona ci si arriva con la testa, quando ci sono i momento di difficoltà, quello è il momento in cui si vede chi ha i numeri e chi no. C'è altro al di fuori della politica, ed è molto più importante. Se è vero che chi fa politica non pensa che quella che sia tutta la sua vita, è anche vero che noi facciamo politica per le persone che incontriamo, indipendentemente da chi votano".

Aggiornamento 11.26 - "Stiamo facendo le riforme istituzionali e costituzionali a cui il nostro partito lavora da anni. Se guardate le tesi dell'Ulivo sul superamento del bicameralismo, o su un maggioritario che fosse in grado di dire 'chi vince governa'. Abbiamo perso vent'anni di tempo senza realizzare le promesse delle campagne elettorali. Recupereremo il tempo perso a schiena dritta, senza perdere un solo minuto, perché sappiamo le cose da fare e non possiamo passare il tempo a dire 'rallenta'. Che ambizione è quella di rallentare, io da piccolo volevo cambiare il mondo, non fare la moviola".

Aggiornamento 11.21 - Matteo Renzi sta parlando all'assemblea del Pd: "Combattiamo quelli che dicono che va tutto male, che dicono che non c'è spazio per l'intelligenza italiana nel mondo. Questa è una scelta strutturale, è la scelta chiave del nostro lavoro. Noi responsabili della cosa pubblica stiamo dietro alle nostre beghe interne e non ci rendiamo conto che fuori da qui c'è un Italia che è straordinariamente ricca, l'Italia del terzo settore, dei giovani scienziati, che non si arrende del fatto che intorno a lei basta aprire un giornale per leggere che va tutto male. È questa l'idea d'Italia della nostra azione di governo. Avere nel simbolo il tricolore significa dire che questo è un partito che vuole bene all'Italia e che non si accontenta di vedere i sogni dell'Italia stuprata da polemiche assurde".

L'assemblea del Pd di oggi, che potete seguire in diretta streaming nel video in cima al post a partire dalle 10.30 di oggi, è di quelle ad altissima tensione. Pesano le divisioni emerse ieri durante il voto in commissione sulla riforma del Senato, le minacce di scissione arrivate nuovamente da parte di Pippo Civati e in generale il clima che si respira è quello della resa dei conti finale. In verità, la cosa più probabile è che anche oggi si troverà una linea di mediazione che permetta al governo di andare avanti senza giungere alla spaccatura definitiva.

Matteo Renzi chiederà lealtà, mentre i fedelissimi del primo ministro fanno sapere che "il tempo dei giochini è finito", arrivando addirittura a minacciare una modifica dello statuto di partito che limiti l'autonomia dei gruppi parlamentari rispetto a quanto deciso dal partito. Posizione, questa, che ovviamente non piace per niente agli esponenti di quella minoranza Pd che sembra essere la più seria opposizione all'azione di governo. "Rivendicherò la lealtà del comportamento dela minoranza, provando a convincere Renzi che se nel trattare le riforme fosse riconosciuto di più lo spazio del Parlamento, magari a scapito del patto del Nazareno, le riforme sarebbero più spedite", spiega invece D'Attorre.

Margine di trattativa, comunque, ridotto al minimo da parte del primo ministro e segretario del Pd: non ci sarà nessuna apertura nei confronti di chi vuole cambiare segretario (non prima del 2017, quando ci sarà il congresso, e nessuna apertura nei confronti del voto anticipato (si punta sempre ad arrivare alla conclusione naturale della legislatura, nel 2018). Ma non si arriverà alla rottura, altrimenti non si capirebbe la mediazione in extremis raggiunta ieri notte in commissione Affari Costituzionali nella discussione sulla riforma del Senato. I lavori sono stati tesissimi, ma alla fine la riforma ha ottenuto un "sì" che sembra indicare che la scissione è ancora là da venire.

Anche perché la stessa minoranza Pd è spaccata al suo interno: se da una parte ci sono i ribelli pronti alla spaccatura definitiva, come Pippo Civati, vanno prese in considerazioni anche le posizioni degli avversari più duri, ma che non sembrano pronti a rompere con il Pd, come Stefano Fassina o Gianni Cuperlo, per arrivare poi a coloro i quali sembrano disposti alla mediazione, come Pierluigi Bersani. Il discorso del segretario farà capire molto meglio di tante dichiarazioni della vigilia quale sia il vero clima all'interno del partito; se insomma si proseguirà in uno scontro che potrebbe avere conseguenze irreversibili o se invece si tenterà la linea più morbida.

Direzione Nazionale PD del 20 ottobre 2014

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