Avviso di Bossi: "Per il federalismo in 20 milioni pronti a battersi"

Umberto Bossi è sempre più imbronciato perché teme imboscate trasversali contro il “suo” federalismo, la ragion d’essere del Carroccio.

Ma allo stesso tempo il Senatur è sempre più rinfrancato perché quel che conta, risultati elettorali e sondaggi, sono favorevoli alla Lega.

Al calo di fiducia nel governo, fa da contraltare l’ottimo stato di salute del partito di Bossi, vero protagonista di questa fase. Un partito che esce a fronte alta dalle elezioni del trentino (dove mangia mezzo Pdl), che allunga i propri tentacoli fuori dai suoi tradizionali fortilizi, che addirittura sta per superare la fatidica soglia del 10% nei sondaggi nazionali, exploit che in proiezione può tradursi in prima forza politica in assoluto in regioni top quali Veneto e Lombardia.

Quindi la Lega c’è. Perché c’è una sua classe dirigente sul territorio, inserita, riconosciuta e credibile.

In questo quadro, c’è chi nella maggioranza e nell’opposizione aspetta al varco la Lega predisponendo una “trappola”, per farla scivolare proprio sul federalismo.

Alla Lega sono certi che i “falsi partigiani del federalismo stiano gettando la maschera perché giorno dopo giorno si scopre una tendenza irresistibile al rinvio, alle scuse più varie e ai tentativi di sviare il processo dell’attuazione della riforma federale dal suo diritto percorso”.

Bossi marcia deciso e minaccia: “Stiano attenti i difensori di tutti i corporativismi. Il federalismo passerà, ci sono 20 milioni di persone disposte a battersi: abbiamo le nostre armi puntate con la pallottola in canna”.

Un fucile o una scheda elettorale?

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