Jobs Act, aboliti i contratti a progetto: in vigore da oggi i primi due decreti attuativi

L'abolizione dei contratti a progetto, l'articolo 18 e la nuova Aspi. Tutte le misure contenute nei decreti attuativi del jobs act.

7 marzo 2015 - Da oggi entrano ufficialmente in vigore i primi due decreti attuativi del Jobs Act, quello che permette l’assunzione di dipendenti con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e quello sul riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati.

I due decreti sono stati pubblicati ieri in Gazzetta Ufficiale ed entrano in vigore a partire da oggi, sabato 7 marzo 2015.

Jobs Act, decreti attuativi: aboliti i contratti a progetto

19 febbraio - Il consiglio dei ministri di domani dovrebbe varare una misura a suo modo storica, anche se ancora è da vedere quale sarà il suo effettivo impatto sulla situazione lavorativa italiana: l'abolizione dei contratti a progetto. Uno dei modi più comuni con cui il lavoro subordinato è stato negli ultimi anni camuffato da lavoro autonomo, fino ad arrivare a toccare oltre un milione e mezzo di lavoratori, in larghissima parte giovani e sottopagati (pare che lo stipendio medio dei contratti a progetto sia sotto i mille euro al mese).

Dal momento in cui verrà varato il decreto attuativo del jobs act non si potranno più fare nuovi contratti a progetto. Ma cosa succede ai lavoratori che hanno in vigore oggi un contratto a progetto? Il datore di lavoro dovrà individuare una "gestione transitoria" al termine della quale, auspicabilmente, il dipendente verrà assunto con il nuovo contratto a tutele crescenti. Nel consiglio dei ministri di domani si darà il via libera anche alle nuove norme sui licenziamenti (all'interno proprio del nuovo contratto a tutele crescenti) e al Naspi.

Jobs Act: cosa cambia per l'articolo 18

Il jobs act inizia a prendere forma definitiva con l'approvazione da parte del consiglio dei ministri dei primi due decreti attuativi, vediamo allora quali sono le misure contenute, approfondendo anche l'aspetto dell'articolo 18 e della possibilità che quanto contenuto nei decreti si applichi ai lavoratori statali (possibilità che lo stesso Renzi ha più volte smentito).

Articolo 18 - Saranno reintegrati i lavoratori licenziati per motivi discriminatori, ma sarà possibile il reintegro anche per i licenziamenti disciplinari. Possibilità limitata solo ad alcune fattispecie e cercando di tipizzare il più possibile il funzionamento di questi reintegri, per ridurre al minimo la discrezionalità dei giudici. Per i licenziamenti economici che saranno considerati illegittimi resta invece solo l'indennizzo, che sarà a tutele crescenti come previsto dal nuovo contratto. Per tutti gli altri casi ci saranno risarcimenti pari a due mensilità per ogni anno di anzianità, partendo da un minimo di 4 e arrivando a un massimo di 24 mensilità, senza reintegra. Più nello specifico, si legge su Lavoro e diritti:

La nuova disciplina sarà applicata ai nuovi contratti a tutele crescenti stipulati dopo la data di entrata in vigore del presente D.lgs., il quale dovrà essere pubblicato entro 30 giorni dalla sua approvazione, ma la prassi vuole ora che la prima bozza approvata sia sottoposta al vaglio delle commissioni Camera e Senato, competenti sulla materia, e il Governo ne accoglie eventualmente i pareri e le osservazioni. In ogni caso tali regole non varranno per gli statali, che chi è già assunto a tempo indeterminato presso aziende con più di 15 dipendenti e per i nuovi e vecchi dipendenti di aziende con meno di 15 dipendenti. Varranno invece, come specificato nel testo per i nuovi dipendenti di partiti e sindacati, i quali in precedenza erano esclusi dalle tutele dell’Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Infine per i licenziamenti economici non è più previsto il tentativo di conciliazione in Dtl, ma si avrà la possibilità di fruire della conciliazione incentivata, ovvero il datore di lavoro può offrire da 2 a 18 mensilità esentasse al lavoratore e se questi accetta non potrà più fargli causa.

Nuova Aspi - Entrerà in vigore dal primo maggio 2015, ne avranno diritto i dipendenti privati, a tempo indeterminato e a termine, e quelli pubblici assunti a termine. Sarà erogata mensilmente dall'Inps, con un massimo di 1.300 euro al mese per un massimo di 18 mesi e potrà anche essere incassata in una volta sola se finalizzata all'auto-impiego. Al termine della Naspi, in alcuni casi (minori a carico o età vicina alla pensione) si avrà anche diritto all'Asdi, di durata semestrale e pari al 75% della Naspi.

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